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I Fascisti di Sinistra Nazionale: Stanis Ruinas I Fascisti di Sinistra Nazionale: Stanis Ruinas Stanis è vivo e lotta insieme a noi Filippo Ronchi Dissidenti Dopo la conquista del potere, il fascismo fu caratterizzato da un dissenso interno plateale, che si manifestò in una forte componente «movimentistica». Essa non riuscì ad affermarsi, ma si battè, tollerata (se non tacitamente appoggiata) dallo stesso Mussolini che in fondo non dimenticò mai le sue origini socialiste. La natura eterogenea dell'ideologia dei fasci, il valore strumentale e contingente attribuito ai «princìpi», la spregiudicata tattica politica erano stati, prima della marcia su Roma, i punti di forza del PNF. Successivamente si rivelarono elementi di debolezza. La «rivoluzione fascista» non ci fu. Allo scontro frontale con la liberaldemocrazia si sostituirono il compromesso governativo e il processo di inserimento nelle tradizionali strutture statali. Ma molti militanti che provenivano dalle esperienze del sindacalismo, dell'estrema sinistra, dell'arditismo, del legionarismo fiumano durarono fatica a rendersi conto ed a convincersi di quel che stava accadendo; alcuni anzi non accettarono mai l'involuzione. Fra questi il sardo Stanis Ruinas, al secolo Antonio de Rosas (1899-1984). Repubblicano, antiborghese e anticapitalista intransigente, egli rimase fedele alle sue idee durante il Ventennio, nel periodo della RSI ed anche nel secondo dopoguerra. Nel Ventennio Formatosi alla scuola del mazzinianesimo e del socialismo di Pisacane, Ruinas considerò Mussolini come colui che aveva inteso portare a compimento quella «rivoluzione nazionale» e popolare avviata dai democratici del Risorgimento, ma subito riassorbita dalla borghesia liberale e moderata post-unitaria. Così anche nel corso del Ventennio la borghesia che continua a condizionare pesantemente l'azione del fascismo originario, i gerarchi corrotti ed inetti, la monarchia e la Chiesa cattolica costituiranno -per Ruinas- nemici da battere, in nome della realizzazione del programma di San Sepolcro, espressione del «fascismo autentico» fautore di una rivoluzione antiborghese. Gli attacchi che Ruinas rivolge dai numerosi quotidiani di cui è collaboratore ("L'Impero", "Il Popolo d'Italia", "Il Resto del Carlino") o direttore ("Popolo Apuano", "Corriere Emiliano") all'establishment attirano i sospetti e le ire degli apparati del regime. Egli viene sospeso, reintegrato, radiato «per indisciplina e scarsa fede» dal PNF, sottoposto a vigilanza speciale, fino alla riconciliazione avvenuta alla vigilia della Seconda guerra mondiale grazie al libro "Viaggio per le città di Mussolini" (1939). E proprio aderendo alla guerra mussoliniana, Ruinas ritroverà le ragioni dello scontro supremo con le forze «plutocratiche» e «trustistiche» inglesi e statunitensi, nelle quali per lui si concretizza il sistema capitalistico, «che è il nemico numero uno del proletariato e della rivoluzione». La guerra fascista è interpretata, dunque, come strumento per sconfiggere prima le «demoplutocrazie occidentali» e poi, forti di quella vittoria, rovesciare il predominio del capitalismo interno e di quello internazionale. Nella RSI All'indomani dell'8 settembre, Stanis Ruinas si trasferisce a Venezia, per ricoprire l'incarico di capo ufficio stampa della segreteria del suo amico Vìncenzo Lai, nominato dal governo di Salò commissario della BNL. Nella RSI, Ruinas vede finalmente incarnarsi il fascismo delle origini e la possibilità di realizzare quella rivoluzione per la quale si era sempre battuto. La Socializzazione e la ricerca di un accordo con gli antifascisti per impedire la guerra civile diventano i cardini attorno ai quali ruota la sua azione. Ma anche a Salò prevarranno i vecchi gerarchi, appoggiati dai tedeschi. Uno stuolo di parenti, di profittatori irresponsabili e feroci lascerà il segno sulla breve avventura della RSI. Eppure Ruinas respingerà sempre l'accusa secondo cui il fascismo repubblicano sarebbe stato l'espressione estrema della reazione capitalista anzi ribalterà l'accusa sui comunisti italiani, colpevoli di collusione con la borghesia per aver scelto di partecipare al governo Bonomi e di aver accettato l'alleanza con l'Inghilterra di Churchill, «conservatore nel midollo, duca e ricco a starelli» e gli USA di Roosevelt, «portavoce dei miliardari americani». Pensiero Nazionale Concluso un breve periodo di detenzione a Venezia nel '45, Ruinas fu assolto in istruttoria da una Corte d'Assise Straordinaria. La rivista "Pensiero Nazionale" venne da lui fondata a Roma nel '47 ed uscì fino al '77, sostenuta dai finanziamenti dei commerciante Oscar T'accetta, dopo l'aiuto iniziale fornito da Vincenzo Lai, rimasto successivamente al crollo della RSI alto funzionario della BNL. Altri finanziamenti di modesta entità giunsero nei primi anni Cinquanta anche dal PCI e successivamente perfino da Aldo Moro, nel periodo in cui il leader democristiano -con la strategia del «compromesso storico»- stava sviluppando il massimo di iniziativa politica autonoma dalle direttive statunitensi all'epoca possibile. Sostegni economici affluirono poi da alcuni paesi arabi: probabilmente dall'Egitto di Nasser e, negli anni Settanta, dalla Libia. "Pensiero Nazionale" non superò mai le 15.000 copie, ma riuscì ad essere presente in tutti i capoluoghi di provincia. Tra la fine del '51 e l'inizio del '52, i Gruppi di "Pensiero Nazionale", che facevano capo alla rivista, si costituirono in un movimento politico, il quale riuscì a raccogliere circa 20.000 iscritti. La formazione, benché di dimensioni modeste, svolse un ruolo non trascurabile nel '53, quando contribuì -in occasione delle elezioni politiche- ad impedire che scattasse il meccanismo della legge maggioritaria (la cosiddetta legge-truffa) confluendo nelle liste di Alleanza Democratica Nazionale e rivelandosi determinante per la sua affermazione. Fascisti e comunisti Venuta meno, nel clima della guerra fredda, l'unità dei partiti antifascisti con l'esclusione della sinistra dal governo, il PCI si ritrovò nettamente contrapposto -sul piano interno- alla DC e agli altri partiti moderati, così come -su quello internazionale- decisamente schierato con l'URSS stalinista contro gli USA. La situazione risultava propizia per attuare quell'avvicinamento di formazioni antagoniste al sistema capitalistico che Stanis Ruinas da tempo auspicava. Lo stalinismo gli si presentava appiattito sul materialismo e sull'internazionalismo marxisti, cioè su strumenti non in grado di realizzare la sintesi di socialismo e nazione da lui preconizzata. Tuttavia tra capitalismo e comunismo, fra USA-Inghilterra e URSS, i Gruppi di "Pensiero Nazionale" non avevano dubbi: il loro sovversivismo populistico e totalitario li portava a simpatizzare per Stalin. Contemporaneamente, una strategia di recupero nei loro confronti venne elaborata dal PCI. L'apertura verso coloro che erano stati i nemici di ieri, nell'ambito del quale si collocò nel periodo '47-'53 il rapporto tra il PCI e "Pensiero Nazionale", fu preparata, seppure dietro le quinte, dallo stesso Togliatti. L'operazione venne, poi, condotta da personalità di primo piano del partito, come Giancarlo Pajetta, Luigi Longo, Franco Rodano, Ambrogio Donini, Enrico Berlinguer, Ugo Pecchioli. Gli incontri con Ruinas e con altri collaboratori della sua rivista furono numerosi, ma non diedero risultati significativi, anche perché il PCI ostacolò la nascita di un partito indipendente della Sinistra Nazionale, seppure alleato e contiguo. Forse pesò su quest'evoluzione il graduale ammorbidimento dell'opposizione comunista nell'era della «coesistenza pacifica» seguita all'ascesa di Krusciov. I Gruppi di "Pensiero Nazionale" si orientarono, allora, verso la costituzione di una forza anti-sistema autonoma tanto dal PCI quanto dal MSI. Nel '56 venne effettuato il tentativo più consistente di costituire un Movimento di Sinistra Nazionale, area di aggregazione per uno schieramento antagonista. L'operazione si rivelò effimera, tuttavia nella seconda metà degli anni Cinquanta Ruinas riuscì a consolidare un rapporto con il presidente dell'ENI Enrico Mattei, il quale divenne un importante finanziatore di "Pensiero Nazionale", che a sua volta sostenne le scelte in materia di politica energetica compiute dall'intraprendente imprenditore pubblico, avvicinandosi alle posizioni sia dei paesi arabi produttori di petrolio, interlocutori direttì di Mattei, sia, più in generale, ai paesi non allineati e del Terzo Mondo, di cui denunciò lo sfruttamento capitalistico. Ciò che resta di Stanis La vicenda dei «fascisti rossi» che attorno a "Pensiero Nazionale" si raccolsero, rappresenta un segmento pressoché ignoto della storia italiana del secondo dopoguerra, non tanto, a nostro avviso, per le modeste dimensioni numeriche del fenomeno, quanto perché la semplice presenza di un simile soggetto politico fa saltare letture troppo schematiche di determinati avvenimenti. Su temi quali il fascismo e l'antifascismo, la resistenza, la «destra» e la «sinistra», le analisi del periodico romano si situano, infatti, al di fuori di quei parametri interpretativi che proprio negli anni dell'immediato dopoguerra furono elaborati per segnare i caratteri dell'ideologia e della mitologia su cui a tutt'oggi si fonda la legittimazione della liberaldemocrazia italiana. Sul piano ideologico e politico l'elaborazione di Stanis Ruinas e dei suoi collaboratori, che provenivano in massima parte dalla RSI, li collocò fuori dall'orbita del parlamentarismo, in una dimensione assolutamente singolare. Considerato ormai chiuso e non riproponibile il passato del ventennio e di Salò, respinte con forza le posizioni nostalgiche del Movimento Sociale, erede del «fascismo borghese» con cui non intendevano essere confusi, Ruinas e i suoi diedero vita ad una linea fatta di ideali repubblicani e socialisti, di populismo nazionalistico ed anticapitalistico, di inequivocabile ostilità verso la NATO, gli USA, le «democrazie plutocratiche» occidentali che avevano colonizzato l'Italia dopo il '45. Di qui i durissimi attacchi nei confronti di De Gasperi, Scelba, della DC in genere e del Vaticano, nonché del MSI, che ormai si configurava come un partito pienamente conservatore. Al tempo stesso, i «fascisti rossi» lodavano i partigiani rivoluzionari, mentre condannavano la Resistenza borghese quale ennesima espressione trasformistica di quei settori sociali che, dopo essersi assestati con il regime fascista traendone cospicui vantaggi, lo avevano abbandonato nel momento in cui questo aveva lanciato la sua sfida mondiale al sistema capitalista. Alla contrapposizione tra fascismo e antifascismo, "Pensiero Nazionale" propose, dunque, di sostituire quella tra una sinistra composta dalle forze antiborghesi, anticapitalistiche, antiamericane e una destra «plutocratica», clericale, filo-atlantica. Venne delineata così, per la prima volta un'unità di intenti tra militanti marxisti e «sovversivi» che si richiamavano all'esperienza del primo e dell'ultimo fascismo (San Sepolcro e Manifesto di Verona). Un'impostazione di questo genere forniva, però, una lettura tanto del movimento dei fasci quanto della Repubblica di Salò assai diversa da quella divulgata dal PCI e dalla borghesia antifascista, che interpretavano l'uno e l'altra come il «braccio armato» del grande capitale industriale e agrario. Contro queste forze, i «fascisti rossi» ripetevano di essersi sempre scontrati, nel ventennio e nella RSI. Riconoscevano di esserne usciti nettamente sconfitti, ma aggiungevano che non era destino fin dal 1919 che gerarchi e borghesia prevalessero. E concludevano affermando di essere stati battuti da quelle stesse forze capitalistiche che, in sostanza, avevano finito con l'esercitare la loro egemonia anche nell'Italia postbellica, neutralizzando la carica rivoluzionaria delle formazioni partigiane legate al PCI, dopo aver soffocato gli analoghi sentimenti e propositi del «fascismo autentico». Una lezione da ricordare Le note fin qui sviluppate non hanno la pretesa di costituire un'indagine storica (per la quale si rimanda al particolareggiato e documentato saggio di Paolo Buchignani, "I «fascisti rossi» da Mussolini a Togliatti", apparso sul numero di gennaio-febbraio '98 della rivista "Nuova Storia Contemporanea"). Attraverso esse si voleva soltanto riepilogare rapidamente una vicenda che resta a tutt'oggi significativa, per giungere ad alcune brevi conclusioni collegate all'attualità. La fase storica è dominata da un Pensiero Unico che si trasmette democraticamente attraverso l'esaltazione del «mercato». Nell'ambito di questo contesto mondiale, anche in Italia la politica sembra essere diventata di plastica, con l'alternativa rappresentata dal confronto tra la «Cosa» di sinistra nata a Firenze auspice D' Alema e la «Cosa» di destra partorita a Verona da Fini. Entrambi gli schieramenti amano definirsi nazionali (ma, per carità, giammai nazionalisti), liberali e liberisti civilmente temperati, sociali sicuramente e tuttavia lontani da ogni statalismo assistenzialista, eccetera. Le loro frange estreme (Rifondazione Comunista o gli ultrà liberisti di Forza Italia all'Antonio Martino) non contano, contribuiscono soltanto a rendere più variegato il panorama interno al sistema capitalista. Se questa è la realtà, le forze antagoniste in quanto -prima di ogni altra considerazione- anticapitaliste non possono rimanere ancora inchiavardate alle due contrapposizioni frontali che hanno segnato un secolo ormai finito, comunismo-anticomunismo e fascismo-antifascismo. Al contrario, lasciarsele alle spalle è condizione necessaria, anche se di per sé non sufficiente, per restituire slancio e prospettiva all'opposizione non riconciliata e non disposta ad accettare le «oggettive ragioni» del modo di produzione capitalistico nell'epoca della globalizzazione. È in questo senso che la lezione di "Pensiero Nazionale" conferma tutta la sua validità. Appare evidente, infine come "Aurora" ed il Movimento Antagonista - Sinistra Nazionale possano considerarsi eredi di quell'esperienza, che con il passare del tempo non ha perso, ma al contrario ha sempre più acquistato interesse, rivelandosi per certi aspetti quasi profetica. Oltre la barriera Si tratta ancora oggi, insomma, di elaborare un'idea operativa nuova di opposizione in rapporto al nemico principale, la liberaldemocrazia capitalista, ricordando come anche i fascismi storici, nati all'interno delle società democratico-liberali, si contrapposero in primo luogo ad esse e costituirono, almeno inizialmente, un fenomeno radicalmente originale, animato da un profondo progetto innovatore. In questo senso, non possono essere ridotti ad una semplice risposta al bolscevismo, essendosi sviluppati da radici culturali proprie, con un processo anteriore e parallelo a quello della rivoluzione comunista, che svolse semmai il ruolo di catalizzatore della rivoluzione fascista e non quello di sua causa. Alla luce di tutto ciò, i riti della «religione dell'antifascismo» celebrati da forze di presunta opposizione antagonista quali Rifondazione Comunista, si mostrano per quello che sono: un armamentario che legittima «lo stato di cose presente». Il continuare a descrivere il fascismo come una sorta di metafisica espressone del Male (sopruso, dittatura, ignoranza, inefficienza); negare l'esistenza di filoni che mantennero all'interno di esso integra tutta la loro carica rivoluzionaria; ignorare l'attenzione posta dal PCI degli anni Cinquanta verso i reduci della RSI, insistere sempre e comunque in un atteggiamento di chiusura escludendo perfino l'ipotesi della possibilità di un superamento delle barriere artificialmente tenute in piedi che dividono le forze anti-sistema significa svolgere un ruolo di oggettivo supporto al modello di sviluppo liberista. Quel che oggi si può opporre a tale modello in fatto di alternativa economica, concezione statutaria, giustizia sociale ha i propri fondamenti storici, infatti, nel movimento rivoluzionario che soffiò forte nel bolscevismo e nel fascismo delle origini, portatori di istanze capaci di fronteggiare il modello demo-liberale capitalista. La pregiudiziale antifascista, alle soglie del XXI secolo, trasforma i sedicenti comunisti occidentali in oggettivi fiancheggiatori della globalizzazione. In Italia, la triste involuzione di Rifondazione Comunista sta a dimostrarlo. Filippo Ronchi FIRMA PER LA LIBERAZIONE DI SAMI AL-HAJJFIRMA PER LA LIBERAZIONE DI SAMI AL-HAJJ
Sami al-Hajj è un operatore video di Aljazeera catturato dall'esercito Usa in Pakistan nel dic. 2001, e da quell'epoca detenuto nel campo di concentramento di Guantanamo: http://www.prisoner345.net/
In Italia la questione non è nota poiché viene presentato come "libertà di stampa" solo quel che fa comodo ai detentori di un potere mediatico filo-americano particolarmente odioso e, diciamolo, totalitario, refrattario ad ogni vero confronto.
Seguire Aljazeera (www.aljazeera.net) è come scoprire un altro mondo: tutto quello che i 'nostri' canali televisivi non raccontano sui Paesi arabo-musulmani e non solo.
Aljazeera ha subito numerosi e gravi atti di censura, ma pochi, in Italia, ne sono informati. Si va dall'omicidio (che non è stato l'unico) di Tariq Ayyub, ammazzato all'ingresso delle truppe Usa a Baghdad, al fermo (l'ultimo, ieri, a Kabul, del direttore del locale ufficio), passando per l'arresto (ad es. di Taysir 'Alluni, grande firma dell'emittente, 'reo' d'aver intervistato Bin Laden: roba da premio Pulitzer!). Altri atti di censura Aljazeera li ha subiti anche da vari Stati arabi, alcuni dei quali hanno proibito l'ingresso dei suoi giornalisti, ma le prepotenze più gravi sono state commesse dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.
Dunque è "normale" che il nome di Sami al-Hajj non dica nulla praticamente a nessuno, almeno in Italia.
La petizione promossa dal giornale algerino al-Shurûq (http://www.ech-chorouk.com/), che fa seguito ad un convegno sul tema, punta a raccogliere un milione di firme in favore dell'operatore video detenuto a Guantanamo per dare, come minimo, un segnale di non ottundimento delle coscienze. La petizione pare rivolta solo agli algerini, tuttavia sarebbe importante che anche dai Paesi non arabofoni arrivassero numerose adesioni.
Qui c'è il testo della petizione, e, a seguire le firme (nome, cognome, professione). http://www.ech-chorouk.com/modules.php?name=News&file=article&sid=10131
Il testo è in arabo, perciò ne proponiamo una traduzione:
Un milione di firme per la liberazione del giornalista Sami al-Hajj 15 agosto 2007
Noi sottoscritti firmatari, desiderosi di libertà e giustizia, disapproviamo questi comportamenti immorali estranei al diritto internazionale, e con la nostra firma che sarà inoltrata alle differenti organizzazioni regionali ed internazionali diciamo "NO" agli arresti, "SÌ" alla libertà d'opinione; "NO" alla persecuzione dei giornalisti, "SÌ" alla loro libertà, "SÌ" alla liberazione di Sami al-Hajj, "NO" ai maltrattamenti e agli arresti illegali".
Per inviare la vostra adesione, scrivete a sami.elhadj@ech-chorouk.com (meglio se in francese, tuttavia l'indirizzo e-mail è stato creato per l'adesione alla petizione, quindi basta scrivere nome, cognome e professione, magari anche il Paese; la professione può essere tradotta qua: http://www.dizionario-francese.com/). BANDITI!BANDITI! IN ITALIA ANCHE L'EX PRESIDENTE COSSIGA SI SCHIERA CONTRO LE VERITA' UFFICIALI PROCLAMATE DALLA CASA BIANCA SUI FATTI DEL TRASCORSO 11 SETTEMBRE. -VEDI: "http://patriotsquestion911.com/"-
STATI UNITI: FUNZIONARI DI GOVERNO, UFFICIALI SUPERIORI, UOMINI DEI
SERVIZI SEGRETI, MAGISTRATI TUTTI ESPRIMONO UNA SIGNIFICATIVA
CRITICA CHE TENDE A PORTARE IN GIUDIZIO L'ATTUALE AMMINISTRAZIONE STATUNITENSE
PERCHE' COMPROMESSA CON LA PUBBLICA COMUNICAZIONE DI UNA VERITA'
INTERESSATA E FALSA SUGLI AVVENIMENTI DEI DIROTTAMENTI AEREI CHE CONDUSSERO AL
CROLLO DELLE TORRI GEMELLE ED AI DANNI PATITI DAL PENTAGONO. Attenti a Delle Chiaie...e a tutti i "caccola"Ai giovani d'area: leggete e meditate...Il
"Caccola" ancora vive e forse pieno di progetti politici, credendo ancora
che
possa ripetere le gesta degli anni 60,70 e
80...Quanto segue l'ho trovato su internet per caso, per una ricerca
storica...Ricordate tutti i nomi quivi riportati: molti ancora circolano
nell'area...
www.confederazionec ulta.org
italia-repubblica- socializzazione III CAPITOLO I fascisti
La crisi del fascismo squadrista Nella primavera 1968 il neofascismo romano è in crisi,
battuto proprio nel suo feudo tradizionale: I'Università. Il 15 marzo, nella
facoltà di Lettere occupata, l'assemblea permanente del Movimento Studentesco
discute il programma per l'indomani, che prevede un incontro con le delegazioni
di altre sedi universitarie, gli studenti medi e alcuni rappresentanti della
UNEF parigina, dell'SDS tedesco e del Black Power americano. A qualche centinaio
di metri anche la facoltà di Legge è occupata, ma dagli studenti fascisti di
Caravella e pacciardiani di Primula Goliardica. Anche lì si discute di "lotte
contro il sistema", di "nuove strategie rivoluzionarie" . Nel pomeriggio un
vicequestore, responsabile dell'ordine nella città universitaria, si presenta
per avvertirli che "i comunisti stanno preparando un attacco per domani". Gli
studenti neofascisti non lo stanno nemmeno ad ascoltare, lo scherniscono. Lo
stesso succede a Stefano Delle Chiaie che più tardi cerca di convincerli
dell'assalto imminente dei "rossi". Qualcuno addirittura lo insulta, lui, il
capo riconosciuto dell'estrema destra extraparlamentare, gridandogli "servo dei
padroni" e "cane da guardia del capitale". Durante la notte nello scantinato
della facoltà scoppia una bomba che distrugge il locale delle caldaie e provoca
un incendio. Ma neppure questo attentato serve a creare la psicosi dell'attacco
comunista tra i giovani di Caravella e Primula Goliardica. Chi si aspettava una
loro reazione, chi ha bisogno di incidenti tra gli "opposti estremismi" per
spazzare via la marea nascente della contestazione studentesca di sinistra, non
ha tenuto conto della profonda crisi che travaglia anche i seguaci del "Credere,
Obbedire, Combattere". Vita e opere di Stefano delle Chiaie Sino alla primavera del 1968, e a partire grosso modo dagli inizi degli anni Sessanta, le caratteristiche del fascismo romano, il più importante e organizzato a livello nazionale, erano state ben diverse. E' possibile, e utile, ripercorrere le tappe fondamentali della sua storia seguendo la vita e l'opera di uno dei più importanti leader, Stefano Delle Chiaie, detto il Caccola (che a Roma vuol dire basso di statura), 34 anni. studente fallito di scienze politiche, ufficialmente di professione assicuratore. Ex segretario della sezione missina del quartiere Appio dal '56 al '58, quell'anno il Caccola aderisce all'organizzazione neonazista Ordine Nuovo il cui fondatore a Roma è un giornalista del quotidiano Il Tempo. Pino Rauti, noto per aver coniato la definizione "la democrazia è un'infezione dello spirito". Nato ufficialmente su posizioni di dissenso dalla linea parlamentaristica del Movimento Sociale, Ordine Nuovo - come del resto tutti gli altri gruppi e gruppetti frazionisti dal MSI - ha in realtàˆ il doppio compito di ancorare ideologicamente i fascisti "puri" e più scatenati al controllo indiretto del partito e nello stesso tempo di assicurare al MSI la copertura necessaria per le sue attività a livello propagandistico- squadrista (3) Ma questo tipo di servizi non è necessario solo al Movimento Sociale. Quando nel 1960 Stefano Delle Chiaie fonda i GAR (Gruppi di Azione Rivoluzionaria) , viene contattato, per tramite di un deputato missino, da un funzionario del ministero degli Interni: siamo ai giorni del governo Tambroni che si regge in parlamento sui voti dell'estrema destra ed è utile che i GAR, i quali sino ad allora si sono limitati ad azioni squadristiche all'interno delle università, programmino un'attività clandestina di appoggio allo stesso governo e alle forze politiche ed economiche che lo sostengono, in previsione dei mesi caldi e dei violenti scontri di piazza che stanno per arrivare. Nel luglio Tambroni è costretto a dimettersi ma la breve esperienza ha convinto molti dell'importante funzione che possono svolgere le squadre fasciste organizzate nei prevedibili, futuri momenti di tensione sociale e di tentativi reazionari. Nel 1962 Stefano Delle Chiaie fonda Avanguardia Nazionale,
forse il più importante dopo Ordine Nuovo dei gruppi dell'estrema destra
extraparlamentare degli anni Sessanta. I reclutati provengono per la maggior
parte dalla piccola e media borghesia, sono i figli del ceto impiegatizio
tradizionalmente nostalgico, dei commercianti e dei nuovi imprenditori nati col
boom economico, più alcune frange di sottoproletari di borgata. I personaggi di
maggior rilievo sono i fratelli Bruno e Serafino Di Luia, i fratelli Cataldo e
Attilio Strippoli, i fratelli Coltellacci, Flavio Campo e l'allora giovanissimo
Mario Merlino. Agli inizi del 1964 Delle Chiaie ricomincia a teorizzare, come ha già fatto nel 1960, la necessità di organizzarsi clandestinamente. Vanta certi contatti con ufficiali del SIFAR, sostiene che sta per succedere qualcosa di grosso e che bisogna prepararsi. (6) In primavera, in diverse sezioni di Avanguardia Nazionale, si svolgono dei corsi teorico-pratici sulla tecnica di fabbricazione degli ordigni esplosivi a miccia e a tempo. Le lezioni sono impartite dallo "scienziato" , uno studente d'ingegneria meridionale che è anche l'autore dei manifesti del gruppo. Vi prendono parte un po' tutti i fedelissimi di Delle Chiaie, e in più Saverio Ghiacci, Paolo Pecorella e Pio D'Auria Non manca, naturalmente, Mario Merlino. Testimonianza n. 8 "Mario Merlino mi disse che lui, Delle Chiaie e altri due erano stati
avvicinati da un ufficiale dei carabinieri e da un sottufficiale, tale
Pizzichemi o Pizzichemini, non ricordo bene il nome, i quali gli avevano
proposto di nascondere dell'esplosivo in alcune sezioni del PCI. che loro poi
avrebbero provveduto a far perquisire. aggiunse che gli suggerirono, come
obiettivi ideali per degli attentati, la sede romana della DC, quella della
Confindustria in piazza Venezia e quella della RAI". Improvvisamente, nel 1966, Avanguardia Nazionale si
scioglie per rendere operativa la nuova politica "entrista" che Stefano Delle
Chiaie ha elaborato. Il programma si articola grosso modo su questi tre punti:
Tuttavia i tempi stanno per cambiare e in senso
sfavorevole, per il neofascismo romano. Il 27 aprile 1966, durante gli scontri
violentissimi provocati dai picchiatori di Delle Chiaie davanti alla facoltà di
Lettere, muore lo studente socialista Paolo Rossi. Un incidente, dirà la
polizia: il ragazzo si è sentito male ed è precipitato dalla scalinata. Invece
ci sono molti testimoni a dichiarare che PaoloRossi è stato picchiato e per
questo è caduto sul piazzale (9). Anche
le foto parlano chiaro, dimostrando le violenze dei fascisti che si accaniscono
su studenti isolati, mentre i poliziotti stanno a guardare. Riconoscibilissimi
sono Serafino Di Luia, Flavio Campo, Saverio Ghiacci, Adriano Mulas-Palomba,
Alberto Questa, Loris Facchinetti e Mario Merlino. Esclusi per il momento, ma non ancora definitivamente,
dall'università , i fascisti dell'ex-Avanguardia Nazionale si mettono a
disposizione per attività esterne. Ma nel gruppo c'è qualche segno di crisi.
Stefano delle Chiaie non ha ancora risposto alle accuse che gli erano state
mosse dai suoi fedeli finiti in galera per l'attentato dinamitardo alla RAI di
via Teulada. Li abbia o no traditi, è un fatto che solo lui fra tutti riesce
sempre a cavarsela, a non avere noie con la polizia. Questo aumenta la sua fama
di intoccabile, di individuo potente e pericoloso ma nello stesso tempo lo
espone anche a certe critiche da parte di chi crede nella "rivoluzione
nazionale". Come, per esempio, Antonino Aliotti. La nuova tattica: infiltrazione e nazimaoismo In questo periodo di forzata stasi, tra la fine del '67 e
i primi del '68, Stefano Delle Chiaie stringe nuovi legami con gli amici di
Junio Valerio Borghese, consolida quelli già esistenti con Giulio Caradonna,
Luigi Turchi e Pino Rauti, giornalista del Tempo di Roma. E' con lui
che, nella primavera del 1968, organizza il viaggio in Grecia per la quarantina
di fedelissimi amici dei colonnelli tra i quali c'è Mario Merlino. Ed è al
ritorno da questo viaggio che ha inizio la vasta operazione di infiltrazione
negli ambienti di sinistra e di creazione di nuovi gruppi fascisti mascherati
sotto etichette che riecheggiano vagamente la terminologia marxista. (12)
Mario Merlino, di cui abbiamo già raccontato la storia, è un esempio
macroscopico ma è solo uno fra i tanti. Alcuni altri sono
questi. (1) All'assalto partecipa anche Ugo Venturini il capo dei volontari del MSI di Genova che hanno risposto all'appello di Caradonna. Ugo Venturini è "l'operaio di 32 anni. padre di due figli" che. ferito nello scontro tra fascisti e antifascisti che cercavano di impedire un comizio dell'onorevole Giorgio Almirante a Genova, nell'aprile 1970 è morto una settimana dopo per una sopraggiunta infezione da tetano e è diventato il "martire" del MSI nella campagna elettorale del 7 giugno Nelle foto degli incidenti il Venturini è riconoscibile nel gruppo di fascisti che. impugnando aste di ferro acuminate, si lanciano contro un gruppo di studenti medi: il suo nome figura nella lista degli arrestati e denunciati all'autorità giudiziaria (cfr. "Il Messaggero" del 17 marzo 1968). (2) Un'ora e mezzo circa dopo l'inizio degli scontri (cfr. "Il Messaggero" del 17-3-68, quando già le autoambulanze avevano portato via una ventina di studenti feriti. (3) Ordine Nuovo è nato nel 1956 dalla scissione dal MSI di un gruppo neonazista, Ha rappresentato un efficace punto di riferimento, organizzativo e propagandistico, per l'OAS e !e altre: organizzazioni europee del colonialismo negli anni '60. Subito dopo il colpo di stato in Grecia, il suo presidente Pino Rauti è stato ricevuto dal ministro Pattakòs, e da allora i rapporti con il regime dei colonnelli si sono fatti strettissimi. Nel '68 e '69 P. Rauti ha fatto frequenti viaggi a Atene. Nella sede romana di Ordine Nuovo, via degli Scipioni 268, durante l'autunno-inverno '69. si sono tenute riunioni alle quali hanno partecipato membri dell'ESESI, la lega degli studenti greci fascisti in Italia. Nello stesso periodo gli iscritti al Fronte d'Azione Studentesca - la sezione giovani di Ordine Nuovo - hanno compiuto numerose azioni squadristiche davanti a licei romani e contro sezioni di partiti di sinistra. Il 15 novembre 1969 il gruppo dirigente di Ordine Nuovo è improvvisamente confluito nel MSI. dove è stato cooptato nel comitato centrale. A Pino Rauti è stata affidata la direzione del settore Iniziative sociali e di pubblica opinione. Tra i membri più attivi del gruppo ci sono Paolo Andreani, Giulio Maceratini, Carlo Magi, Giuseppe Spadaro, Gaetano Grazioni, Salvatore De Domenico, Oscar Marino, Paolo Zanadoff, Antonio Lombardo, Franz Primicino, Nunzio Bragaglino, i fratelli Cascella, Fabio Mari, Domenico Pilolli, Tommaso Mauro, Grillo e Cospito. Ordine Nuovo ha organizzato esercitazioni a fuoco nella zona di Tolfa. nei dintorni di Civitavecchia. L'incaricato alle armi è Daniele M., abitante a Roma, in via Ugo Bignami. (4) In quella occasione l'on. Giovanni Malagodi "dirottò" parte dei fondi confindustriali a lui destinati verso la corrente di Almirante, preoccupato della concorrenza elettorale che un MSI " moderato" avrebbe potuto esercitare nei confronti del PLI (cfr. Le nuove camicie nere di M. Giovana - Ed. I Radar, 1966). (5) Della esplicita connivenza tra fascisti e polizia parlò diffusamente anche la stampa estera. Per soffocare lo scandalo il Ministero degli Interni sciolse le squadre speciali in borghese e trasferì il commissario Santillo dalla Questura di Roma a quella di Reggio Calabria. (6) Su questo tipo di reclutamento esistono varie testimonianze. Un ex aderente all'organizzazione giovanile pacciardiana "Primula Goliardica" dichiara, ad esempio, che lui ed altri iscritti parteciparono, nell'estate del 64, ad un corso di addestramento para-militare tenuto da ufficiali del SIFAR in una località della Sila. Nel 1969 uno di questi ufficiali, per I'esattezza un colonnello, volle essere presente, nell'ufficio politico della Questura di Roma, agli interrogatori di alcuni fascisti, sospettati di attentati dinamitardi. fra i quali un paio dei suoi ex "allievi". (7) In quella circostanza distribuirono il seguente volantino:"Giovani! A voi che rappresentate il futuro della Nazione spetta il dovere morale di dire "basta" alla banda di cialtroni che da vent'anni appesta l'aria della nostra Patria. Dire "basta" ai rinnegati che con il loro tradimento videro coronato vent'anni fa il loro servilismo. Dire "basta" ai rinnegati che ancora oggi celebrano la vittoria di quegli eserciti stranieri che permisero d'instaurare in Italia il più infausto sistema di governo che la nostra Storia ricordi! Firmato: Avanguardia Nazionale. Iniziativa Rivoluzionaria MSI (via del Pantheon 57)". (8) La denuncia, presentata all'autorità giudiziaria dal PCI, non ebbe seguito nonostante alcuni fascisti di AN fossero stati fermati e identificati dalla polizia durante l'attacchinaggio, forse perché scambiati per autentici comunisti. Questi - tra i quali Flavio Campo - furono condannati in Pretura ad una multa per "affissione in luogo non idoneo"(!). La divisione dei tre milioni di compenso diede luogo a contestazioni. Il Delle Chiaie - che aveva rinnovato il guardaroba ed acquistato un'auto Austin A40 nuova fiammante - fu accusato dagli altri di aver fatto la parte del leone. (9) 1I quotidiano Il Tempo, tradizionale sostenitore - in alcuni casi - "ispiratore" dell'Avanguardia Nazionale. scrisse che Paolo Rossi "era precipitato per un attacco di vertigini, causato da una crisi epilettica". I genitori del ragazzo - provetto rocciatore - querelarono il giornale. La Magistratura, in base alle risultanze dell'autopsia, aprì un'inchiesta che si concluse, un anno più tardi, con una archiviazione motivata dalla formula "omicidio ad opera di ignoti". (10) Emersa drammaticamente la sua connivenza con i fascisti, il commissario l)'Alessandro - responsabile dell'ordine pubblico nella città universitaria - fu rimosso dall'incarico e trasferito. (11) Nel novembre 1967 il tenente colonnello dei paracadutisti Roberto Podestà, ex ufficiale del SIM e comandante dei corsi di ardimento della scuola militare di Cesano, ha rilasciato a un giornalista del settimanaleABC, convocato d'urgenza nel suo appartamento in via Gianicolense a Roma, clamorose dichiarazioni riguardanti il tentato colpo di Stato del luglio '64. Il colonnello Podesà ha affermato di essere stato avvicinato allora dal giornalista Giano Accame che gli propose di collaborare con il movimento Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi in vista dei "gravi compiti che attendevano tutti gli uomini d'onore e tutti i veri soldati". Per questo il Podestà si era impegnato a prendere contatti con "elementi fidati" come il colonnello dei paracadutisti Palumbo e altri ufficiali della scuola di Cesano. Accertata la sua disponibilità , Giano Accame lo presentò all'onorevole Randolfo Pacciardi il quale, dopo alcuni colloqui interlocutori, gli propose " un'azione dolorosa ma necessaria per riportare l'ordine in Italia", e cioè l'eliminazione fisica dell'allora presidente del consiglio Aldo Moro. Sempre secondo il Podestà, Pacciardi aggiunse che "in vista dei disordini che ne sarebbero seguiti. sarebbe entrato in funzione un piano - concordato con il generale De Lorenzo - che prevedeva l'arresto, ad opera dei carabinieri, di parlamentari, sindacalisti e militanti di sinistra". L'operazione si sarebbe conclusa con l'accentramento di tutti i poteri nelle mani del presidente del Senato Cesare Merzagora. Il colonnello Podestà disse di avere finto di stare al gioco "per prendere tempo e mettersi in contatto con altri eventuali complici" ma poche settimane dopo fu "inspiegabilmente" trasferito da Roma a Trieste. A pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni rilasciate a ABC Roberto Podestà è stato arrestato e rinchiuso a Regina Coeli per "irregolarità amministrative" (12) Non tutta l'ex Avanguardia Nazionale vi partecipa. Alcuni confluiscono nei vari Ordine Nuovo, G.A.N., Europa Civiltà, Nuova Caravella, Fronte Nazionale: è una diaspora, comunque, più apparente che reale: nelle migliori tradizioni "politiche" del gruppo la maggior parte dei suoi membri manterrà regolari contatti fino a ricostituirsi ufficialmente, nell'inverno del '69, sotto il vecchio simbolo della "runa". Infiltrazione a parte, in questi ultimi due anni alcuni di essi continueranno a praticare l'attività in cui eccellono, quella degli attentati dinamitardi. Calcolando, per difetto, negli anni tra il '62 e il '67 il gruppo compie a Roma una quindicina di attentati "ufficiali" - per i quali undici dei suoi membri vengono condannati a lievi pene detentive - ed una ventina di attentati "ufficiosi" la cui paternità è nota a tutti tranne che alla polizia. Ai primi di settembre del '68, in sei o sette viaggi successivi, arrivano a Roma tra i 200 e i 250 chilogrammi di esplosivo, il cosiddetto "plastico viola". Provengono dalla Germania, nascosti nelle ruote di scorta di alcune auto e - divisi in pacchi di 5 chilogrammi l'uno - vengono nascosti in tre luoghi diversi. Una parte verrà usata in ottobre per gli attentati agli automezzi di P.S. in via Guido Reni, in novembre per quelli ad una scuola elementare e a due licei, e in dicembre per gli attentati ai distributori di benzina. Considerando gli altri attentati "minori" fatti nella capitale nel '69 ed eventuali "esportazioni" , ne resta sempre una discreta riserva. Complessivamente finiscono in galera soltanto cinque h avanguardisti E' il loro leader indiscusso, Stefano Delle Chiaie - il quale trascorrerà i mesi di marzo-aprile in frequenti "missioni" al nord Italia - non ha problemi di "repressione" . Una volta soltanto, nel 1962, fu arrestato con una pesante imputazione - aggravata da una precedente, antica, condanna a 1 anno con la condizionale - ma riuscì a cavarsela grazie al camerata Ernesto Brivio il quale - confiderà il Delle Chiaie ad un'amica - sborsò un milione "per cavarlo dagli impicci". (13) Gli autori di questa inchiesta sono venuti a conoscenza, tramite la segnalazione di alcuni contadini del luogo, che nel fondo circostante la villa del Lippariti esisterebbe - sepolto accanto a un pilone dell'energia elettrica - un notevole quantitativo di esplosivi e di armi da guerra. La cosa, per scrupolo, viene notificata "a chi di dovere". (14) Nel marzo del 1970 è stato denunciato per apologia di fascismo. (15) I nomi degli altri arrestati sono: Carmine Palladino, già implicato nell'attentato alla RAI del 1964, Claudio Fabrizi, Gregorio Manlorico, Lucio Aragona, tutti di A.N., e Corrado Salemi, guardiano della sezione del MSI del Quadraro. Alfredo Sestili è molto legato a Mario Merlino. I due si frequentarono assiduamente durante lutto il 1969. Il 12 dicembre 1969, giorno degli attentati. passarono la mattinata assieme in casa della studentessa G.M., figlia di un alto funzionario del Ministero degli Interni. (16) Nel marzo del 1970 è stato denunciato per apologia di fascismo.
I SOGNI DEI BAMBINI PALESTINESI.I SOGNI DEI BAMBINI PALESTINESI. Si
svegliano urlando, con le lenzuola avvolte intorno alle gambe, o,
terrorizzati, tremano sotto le coperte: le notti dei bimbi palestinesi
sono sconvolte dalla repressione israeliana della rivolta iniziata 10
mesi fa. I loro
sonni non sono disturbati da streghe e mostri, ma da elicotteri
israeliani, mitragliatrici, soldati in assetto da guerra e carrarmati. Quelli non direttamente esposti ai combattimenti, hanno visto le immagini grafiche del sangue attraverso la televisione. Un ragazzo palestinese sogna di restare decapitato da un missile israeliano mentre torna a casa da scuola, zainetto in spalla. Una
bambina 11enne sogna di far esplodere le bombe strette intorno al suo
corpo di fronte al primo ministro israeliano Sharon ed al suo
predecessore, Barak: I due muoiono dilaniati, mentre lei,
miracolosamente, sopravvive. Lo
psicologo clinico palestinese dottor Shafiq Masalha ha collezionato
circa 300 sogni, stabilendo che il 78% dei bambini palestinesi fanno
sogni che hanno a che fare con la politica, mentre il 15% sogna di
morire come martire. Il
dottor Masalha ha dato a 150 bambini di diversi campi profughi della
Cisgiordania, libri da colorare e matite con cui documentare i loro
sogni, attraverso il racconto scritto e attraverso il disegno. Ha
poi decifrato I quaderni pieni di figure, colorati di rosso e nero,
rappresentanti la potenza israeliana contrapposta al coraggio
palestinese. Molti
di essi si dipingono come eroi, coloro che riusciranno a mettere fine
all'occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza. Una
bambina 11enne ha sognato di trovare un missile israeliano inesploso e
di averlo usato per colpire un insediamento di coloni. "Molti
israeliani sono morti nell'attacco. Vedendo il missile che io avevo
trovato, la polizia imparo' a costruirne e, ogni notte, con essi,
colpivano gli insediamenti, finche' I coloni scapparono", scrive la
bimba. Masalha ha detto che molti disegni terminavano con la frase: "Vorremmo essere come tutti gli altri bambini". Lo
psicologo sostiene che la miseria causata dall'assedio israeliano e la
morte di quasi 570 palestinesi, dozzine di essi adolescenti, spaventano
I bambini dei Territori occupati. La
televisione contribuisce a dilatare il trauma. Il dottor Iyyad al
Sarraj del Centro di Salute mentale di Gaza, ha messo in guardia le
autorita' circa la pericolosita', per la salute mentale dei bambini,
della messa in onda di scene devastanti in ore non consone. Il
campo profughi di Aida, presso Betlemme, e' la casa di centinaia di
bambini palestinesi le cui notti sono terrorizzate dalle scene di
violenza vissute durante il giorno, nel quotidiano confronto con le
forze d'occupazione. La
loro scuola e' nei pressi di un sito che conserva le spoglie della
matriarca biblica Rachele, ed e' percio' presidiato da militari
israeliani. I colpi sparati dai militari colpiscono spesso le pareti
della scuola. L'assistente
sociale Iman Saleh aiuta I bambini traumatizzati a controllare le loro
paure ed insegna loro tecniche di sopravvivenza quali stendersi sul
pavimento allorche' la scuola e' presa di mira, o canzoni che li
distraggano dal suono delle pallottole. Molte
mamme si rivolgono a lei preoccupate del fatto che I loro figli bagnano
il letto, non si impegnano abbastanza nello studio, ingaggiano lotte
libere a scuola o a casa. Le loro vite sono immerse nella rivolta. "Prima
dell'Intifada, la loro vita era quasi normale", sostiene Iman. "Ora
vogliono solo giocare a palestinesi contro soldati". Alcuni bambini
giocano a lanciare pietre, altri, armati con attrezzi piu'
professionali, quali fionde simboleggianti armi automatiche, fingono di
essere soldati. Il
dottor Sarraj ritiene che I bambini che assistono alle scene di
violenza attraverso la TV non sono psicologicamente rovinati, ma
turbati e fortemente spaventati. Quelli
le cui case sono state demolite dai bulldozers israeliani, che hanno
visto gente morire o che hanno avuto lutti in famiglia sono realmente
sottoposti a traumi pericolosi. Essi
esprimono il trauma attraverso un mutamento del comportamento che si
evince da una forma di violenza contro se stessi. Molti sono
preoccupati per il loro rendimento scolastico, non riescono a
concentrarsi sullo studio e, come sintomo cardinale, soffrono di
enuresi notturna. Sarraj,
che guida otto centri di igiene mentale a Gaza, ritiene che, se non si
corre prontamente ai ripari, questa situazione influenzera' la societa'
palestinese di domani.(Tratto da: www.arabcomint.com) Il patto eurasiatico e l'eredità di PutinIl patto eurasiatico e l'eredità di Putin di Carlo Benedetti - 18/08/2007 Fonte: altrenotizie [scheda fonte]
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it www.confederazioneculta.orgwww.confederazioneculta.org
italia-repubblica-socializzazione Comunicato della Segreteria Generale C.U.L.T.A.-
Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e delle Arti. -
Perugia
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Nei giorni 7, 8 e 9 settembre p.v. il nostro delegato in
Argentina, dr. Juan Garcia Fernandez, rappresenterà la CULTA al Convegno
dei socialisti bolivariani che si terrà in Caracas (Rep.
Venezoelana). In detta occasione il nostro delegato svolgerà il suo intervento
sul tema: "l'esperienza della socializzazione in Italia durante gli anni 1944 e
1945 e il futuro del socialismo bolivariano: due esperienze a confronto una
unica meta: la socializzazione" Con l'occasione
il nostro delegato distribuirà dei fasciscoli contenenti materiale storico sulla
socializzazione applicata in Italia.
Viva il socialismo del XXI secolo! Hasta la victoria
siempre! Angelo Faccia, segr. gen. CULTA SPAGNA FRANCHISTA:commento del Camerata Angelo FacciaCara amica, insisti nel richiedermi un quadro
politico della Spagna di Franco dove ho risieduto per circa vent'anni...Se tu
conoscevi la lingua spagnola ti avrei inviata la mia collezione di libri
che trattano appunto il regime di Franco, delle analisi abbastanza complete da
parte di storici qualificati di quel Paese, ma io posso solamente inviarti delle
indicazioni di massima personali e portare a conoscenza di fatti da me
vissuti in prima persona. Come prima indicazione è errato
parlare del regime di Franco come "fascista"...E insisto nel dire "regime di
Franco" poiché era una dittatura personale che non aveva nulla in comune con il
fascismo, nonostante il Caudillo ci teneva a definire il suo Stato come
"Falangista". Aberranti poi i metodi polizieschi messi in atto per neutralizzare
gli oppositori del regime. Devo premetterti a questo punto che io ero
nell'occhio della polizia...Essendo marito di una cittadina spagnola
sospettavano che io mi fossi fatto "catechizzare" dalla sua famiglia
marcatamente antifranchista: mio suocero, alto funzionario della Banca Centrale,
di idee socialiste; un suo fratello, ex giudice, epurato, di idee repubblicane,
messo due volte al muro con finte fucilazioni che viveva dando lezioni private
di diritto. E altri parenti antifranchisti. Amica, quella Spagna era
un terreno fertile per un intrigante come Stefano delle Chiaie, alias Caccola,
che si inserisce tra i gangli dei "servizi" e ne diventa "l'uomo di
Sanmartin...", un Miceli locale...(in fondo la tua richiesta di parlarti della
Spagna di Franco includeva anche l'attività in quella terra di Delle Chiaie,
come altre volte mi hai richiesto, non è così? Poi basta perché questo
"caccoloso" è pronto per partire..L'aspetta un lungo viaggio..E' tornato quel
ragazzo romano che oltre cinquant'anni fa lo faceva tremare e lui, il caccola, a
toccare amuleti, fare scongiuri, da sudista doc...) .Andiamo
avanti.
Il regime franchista si reggeva sul
terrore: censura della stampa, nazionale ed estera (quando non incontravo
il Corriere della Sera in edicola...ahi, sicuramente c'erano delle critiche al
regime di Franco...), telefoni sospetti sotto controllo, fermi di polizia a
persone sospette e verso gli oppositori pericolosi, applicazione della
"ley de fuga" che consisteva nel rimettere in libertà il sospetto e poi, una
volta fuori, sparargli alle spalle: fuggiva e..kaput .Un episodio, uno
dei tanti, di "collaborazione" tra il "Caccola" e le forze di polizia
spagnole: il 9 maggio 1976 è tutta l'opposizione di sinistra ad essere
invitata a Montejurra ad un "grande appuntamento per il popolo". "decisiva
in quella giornata era stata la presenza degli italiani
inquadrati da Stefano Delle Chiaie, appoggiati dalla Guardia
civil", scriverà il giudice istruttore Salvini...Due giovani militanti carlisti uccisi e altri
feriti...Il Commando di delle Chiaie ha fatto il suo lavoro...Nessuno ha pagato
per quei due ragazzi uccisi e altri feriti. Mi basta ,per le "azioni" del
"Caccola" , compiute in Spagna e sudamerica, quel che mi rivelò la sua compagna
Leda Pagliuca durante un nostro colloquio che si volse a Roma, sulla Via
Tuscolana, dinnanzi agli stabilimenti di Cinecittà: "Stefano mi disse che aveva
le mani sporche di sangue per i nemici uccisi e per i camerati morti
per causa sua"..., mi rivelò Leda. Sai, Leda aveva una decina di anni in
più di Stefano e logicamente molto gelosa : lei invecchiava e lui...viveva molto
tempo da solo...Vuotò il sacco con me, quella mattina di autunno...Amica, sai
che penso? Che Stefano è nato con la camicia, come diciamo a Roma ( ma la
sua dose di fortuna si sta esaurendo, come ti dicevo...). Non ricordo il periodo
esatto ma qualche anno fa, accadde...Mi chiamò la polizia per sapere dei
rapporti tra Stefano e Leda...Nel periodo spagnolo erano baruffe continue a
causa della gelosia di Leda. altro non so...Sì, quelle continue minacce rivolte
al Caccola" se parlo ti metto nei guai...", Cosa era accaduto? Che Leda e
Stefano tornavano da un viaggio e all'altezza di Orte, l'auto condotta da
Stefano, s'immette in una corsia di soccorso e nel fare questa manovra
tampona un auto in sosta...L'urto fu talmente violento che Leda, priva di
cinture di sicurezza, sbatté il petto contro il cruscotto. All'ospedale di
Orte la visitarono e decisero di mandarla all'ospedale di Perugia , più
attrezzato: morta!! E' venuta a morire quì. Penso che Stefano tirò un
sospiro di sollievo: finì di vivere sotto la pressione, sotto il ricatto di Leda
Pagliuca. Se fossi un andreottiano penserei male...
Insomma, amica, ci sono libri,
italiani e altre lingue, che narrano le gesta di questo novello eroe campano dei
nostri tempi e pertanto informati più dettagliatamente su questo triste
figuro: il regime politico di Franco ha creato i "Caccola" stranieri e i
Caccola nazionali, oltre ad arricchire i Franco e i gerarchi del regime, la
sua caratteristica principale. Io voglio finirla con la Spagna e con il
"caccola", ben conscio che quest'ultimo mi aspetta al varco...
Non c'è riuscito con le pallottole e
ci proverà alla maniera staliniana cercando di diffondere nel suo ambiente
chissà quali malattie mentali io sarei afflitto...Non può razionalmente smentire
i fatti da me riportati nel libro "affondate Borghese!" e allora la butterà
sulle mie precarie condizioni di salute mentali...( ma siamo un esercito di
malati mentali che hanno scritto delle sue eroiche gesta di
"bombarolo"...).Poveraccio, dirà, è esaurito per la cattiva esperienza coniugale
e familiare...Già vedo quel suo sorrisetto ebete, gli occhi caccolosi, il suo
timbro di voce equivoco...Quel sorrisetto che ha potuto ingannare tutti, anche
il suo avvocato di Foligno (solo adesso se ne accorto..), ma non chi l'ha dovuto
subire - il sottoscritto - che solo per timore di rappresaglie sulla famiglia
spagnola ha accettato i suoi ultimatum, veri e propri ultimatum mafiosi...( ma
tu sei dei nostri, vero? mi chiedeva.., anzi mi intimava...) e purtroppo la mia
famiglia spagnola non capì che agivo nel loro interesse tant'è che, dopo la
morte di Franco, me la fecero pagare cara poiché credevano che io e il
Caccola facevamo parte della stessa "parrocchia" politica e
terrorista...Amica, potrei tenerti sveglia notti e notti su quegli anni di
terrore spagnolo, per la dittatura di Franco e per lo spadroneggiare del
più lurido verme che mai abbia strisciato su questa terra: Delle Chiaie.
Ahi, con la solita "ma tu lo odi"..
Semplicemente lo disprezzo, per le
mani sporche di sangue che ha e per aver contribuito a diffondere in Italia e
nel mondo l'idea di un fascismo violento, omicida, sanguinario, dinamitardo
ecc., un'immagine che più negativa non poteva essere. Che altro posso dirti,
amica? Sì, voglio vedere come si mette il "nostro" dinnanzi a un episodio
come quello che segue, se gli converrà di avanzare la tesi del sottoscritto
malato di mente: epoca, dopo il suo ritorno in Italia da vincitore. Giorgio
Pisanò aveva attaccato duramente il "Caccola" sul suo settimanale CANDITO.
Delle Chiaie reagisce querelandosi contro Pisanò. Giorno del processo:
all'apertura del dibattimento, in Milano, il Presidente del Tribunale, in
ossequio alla procedura penale, chiede se le parti hanno raggiunto un
accordo bonario; rapida la risposta di Delle Chiaie che si alza e grida NO,
voglio che il processo si celebri...Da tener presente che io all'amico Pisanò
inviai la prima edizione del mio libro, allora dal titolo : "7-12-70, la notte
che bruciarono il pajone a Borghese" e accadde che...l'avvocato di Pisanò si
avvicina al Presidente del Tribunale con in mano il mio libro e chiede di essere
allegato agli atti del processo ed io sentito quale teste...Immediata la
reazione del "Caccola": ritiro la querela!!! Il processo finì lì...Questo
episodio, oltre che essermi raccontato personalmenete da Pisano telefonandomi da
Milano, fu rievocato a Roma dallo stesso Pisanò in occasione di una numerosa
assemblea di simpatizzanti del suo costituendo movimento politico presente
anche Alessandra Mussolini. Amica, come vedi, la Spagna di
Franco non mi evoca niente di positivo, salvo le corride e la paella: per me
domina la figura negativa di Franco e quella balorda, assassina di Delle
Chiaie.
Ciao, AngeloIn Venezuela il buon Chavez rompe gli indugi:In Venezuela il buon Chavez rompe gli indugi: Riduzione dell'orario di lavoro, non più di 6 ore al giorno e 36 alla settimana, affinchè i lavoratori dispongano del tempo necessario per lo sviluppo integrale della propria persona; le Forze Armate diventano un Corpo Patriottico e Anti-imperialista e verranno affiancate da Milizie popolari. In economia verrà eliminata ogni forma di residua autonomia della Banca Centrale, verranno vietati latifondi e monopoli. Alla proprietà privata (che non va eliminata, questo non è comunismo!) si affiancherà quella collettiva e mista. Agli imprenditori Chavez chiede di lavorare per un'economia socialista, lasciando da parte l'ansia di guadagni esagerati, e lo sfruttamento dei lavoratori. Questa è una Rivoluzione Social-Corporativa. ..una RIVOLUZIONE FASCISTA Hugo Chávez, la nuova Costituzione, il laboratorio venezuelano e le bugie sulla rielezione a vitaHugo Chávez, la nuova Costituzione, il laboratorio venezuelano e le bugie sulla rielezione a vita
Il tam-tam mediatico
organizzato dalla NED statunitense per i media mainstream, punta tutto su un
solo punto "Chávez presidente a vita". Non solo è falso, ma è un
nuovo passo della campagna di diffamazione portata avanti dal governo degli
Stati Uniti -che nel 2002 fomentò un fallito colpo di stato in Venezuela- ma
serve per occultare l'importanza della riforma costituzionale proposta nella
Repubblica bolivariana. Vediamone i dettagli.
Complimenti Angelo Faccia.Comunicato. D'autorità sono stato nominato reggente della sezione di Perugia dell'Ass.ne Combattenti Xª Flottiglia MAS, pur avendo fatto parte della G.N.R. Onorato di tale nomina mi riprometto di lavorare in difesa dei valori dei Combattenti italiani di qualsiasi arma e/o specialità forte dell'appoggio dei decumani (giovani e anziani) e della famiglia del Comandante Borghese. In questi ultimi tempi si sono verificati dei fatti che denotano un'azione preordinata, studiata, direi pianificata, tendente a gettare discredito su personaggi legati a fatti d'arme che hanno dato lustro alle nostre FF.AA. durante la seconda guerra mondiale. L'Italia ormai è ridotta a una mera "espressione geografica" , una terra di nessuno, e deve pertanto rimanere senza storia, senza presente e senza futuro e quindi bisogna cancellare quel che di autentica gloria è stato conquistato da parte dei combattenti italiani. Qualche esempio. 1º) Arma dei paracadutisti e specificatamente la div. Folgore. La gloria di El Alamein è incisa sul monumento di pietra nel deserto africano a cura di Caccia Dominioni. Negli anni 1950 la cinematografia italiana ha brillato per la sua indipendenza e riuscì a produrre un film (Duilio Coletti regista?) straordinariamente esaltante il valore dei paracadutisti della Folgore. Interprete principale fu il mitico Erminio Spalla, campione di box. Era un periodo in cui certi valori erano ancora in uso tra il popolo italiano e, terminato il film, la maggioranza degli spettatori aveva il viso solcato dalle lagrime... Cinquant'anni dopo: quel film non si trova più neanche a pagarlo a peso d'oro, secondo le mie meticolose e approfondite ricerche. In compenso, abbiamo la versione del film "El Alamein" dell'anno 2006. Provoca solamente vomito, disgusto, nausea. I folgorini, quei folgorini di El Alamein, denigrati, ridicolizzati, un'accozzaglia di "forzati" e con la ridicola figura di Mussolini che lustra gli zoccoli del cavallo bianco che lo porterà in trionfo ad Alessandria...Addio gloria della Folgore! 2º Altro film dell'epoca degli anni '50, sulle glorie della Decima: "I sette dell'Orsa Maggiore", consulente militare il mitico Durant de la Penne, il marò che fece saltare la corazzata Valiant nel porto di Alessandria. Una garanzia di obiettività su quello specifico fatto d'arme. Uguale sorte è toccata a questo film: introvabile...Però al suo posto abbiamo la successiva versione di una produzione italo-inglese sullo stesso fatto d'arme: "L’affondamento della Valiant" con gli episodi più salienti che esaltano la cavalleria del marinaio inglese (in persona dell'ammiraglio Morgan comandante della Valiant) mentre nella realtà si è verificato il contrario, come ha relazionato Durant de la Penne al suo rientro dalla prigionia e poi documentato nel film dove fu consulente storico. 3º Caso Borghese. Solamente gli episodi di questi ultimi tempi. - Convegno di Cisterna sul "golpe Borghese", fine 2006, organizzato dallo storico Daniele Lembo. Solo due oratori e guarda caso neofascisti: Adriano Tilgher, il portaborse di Delle Chiaie, e un certo....già di Ordine Nuovo, delll'amerikano Pino Rauti. C'era la promessa da parte dell'organizzatore che sarei intervenuto telefonicamente, stante la mia impossibilità di essere a Cisterna. Dicono che il suddetto storico organizzatore del convegno (non lo conosco personalmente) sia un militare e come tale si è comportato: la sua parola è parola e così telefonicamente sono potuto intervenire…per trenta secondi!! Mi ha tagliato il collegamento con la sala convegno. Risultato del convegno: Borghese è stato un golpista di merda, ridicolo...Non poteva essere diversamente, data la finalità (nascosta ma al tempo stesso palese...) del convegno. - Primi del 2007: libro "il Principe nero", autori un italiano e un inglese: Borghese un povero cristo maniaco sessuale, un vecchio sporcaccione che muore per uno stress sessuale provocato da una baronessa inviata dai "servizi"…Nel mio libro "Affondate Borghese!" indico questa "baronessa" da me conosciuta con la sigla M., una gentile signora borghese ancora in vita, futura seconda moglie del Comandante, che spero non legga questo libro... - Giugno 2007 : libro "il golpe Borghese" di un tale Prof. Monti di Rieti: alta personalità del mondo scientifico con cariche mediche in organismi mondiali. Giù il cappello a tanta gloria scientifica. Dice di aver partecipato al golpe Borghese. Data la vicinanza di Cittaducale, sede delle guardie forestali, a Rieti, e data l'età dello stesso autore...probabilmente era tra quelle guardie forestali del col. Berti che marciavano su Roma ma che, vista la pioggia, ritornarono in caserma...Quante cazzate nel suo libro, ma tante e tali che non si capisce se, per l’autore, Borghese sia stato o non sia stato un golpista. - 2007 ad oggi: dulcis in fundo, almeno fino a questo momento..., il comportamento di un decumano: l'avvocato On.le Bartolo Gallitto, emerito carrierista da me conosciuto da oltre sessant'anni, già "figlioccio" politico di Almirante e adesso di Fini. Questo è noto a tutti perchè l'ho diffuso in rete: gli telefono affinché mi aiuti a organizzare un convegno sul golpe Borghese a Roma, dove io posso intervenire direttamente ( e non telefonicamente alla Lembo..). Ancora mi fischiano le orecchie per la dura requisitoria di Gallitto nei confronti di Borghese reo di non avergli dato ascolto quando gli consigliò di non mettersi nei guai per quel golpe ...Inaudito! Ancora di più se si considera che l'avvocato Gallitto (io non lo sapevo, al momento di telefonargli) aveva dato inizio a un golpe (questo sì!) interno tentando di impossessarsi della presidenza dell'associazione Xª MAS !! Dura e rapida la decisione dei decumani doc che l'hanno espulso unitamente ad altri suoi pochi complici . E se poi andiamo indietro con il tempo dovremmo includerci anche gli anticipatori di questa linea distruttiva del prestigio di una parte delle FF.AA. italiane, come lo scrittore siciliano Giuseppe Casarrubea autore del libro "Storia segreta della Sicilia" dove vuole la Xª alleata con la banda Giuliano e uomini della Decima tra gli autori della strage di Portella della Ginestra. Ecco, l'Italia un immenso deserto, dalle Alpi alla Sicilia, popolato solamente da gente che consuma, senza storia, senza passato e soprattutto senza futuro. Questa è l'Italia - e anche tutta l'Europa - che vogliono i vincitori della seconda guerra mondiale. In quanto alle sue forze armate basta l'attuale esercito di mercenari pronti ad obbedire allo Zio Tom e fregiarsi solamente dei successi conseguiti agli ordini dei generali amerikani: Decima, Folgore, S. Marco ecc. tutte glorie cancellate dal libro degli intendenti e dei pensanti...L'Italia fu....Cosi è se vi pare. Angelo Faccia
Associazione Combattenti Xª Flottiglia MAS
COORDINAMENTO SEZIONI
Trento 10 agosto 2007
Egr Sig Angelo Faccia Via C Colombo, 9 06127 Perugia
Faccio seguito alla recente conversazione telefonica ed in conformità a quanto previsto dall’ Art. 12 comma 5 dello statuto, sono lieto di comunicarti la nomina a Presidente della Sezione di Perugia. Sicuro del tuo impegno volto a promuovere la campagna di adesioni all’ Associazione, di quanti ne condividono gli ideali, seguendo principi selettivi legati all’etica, condividendo il tuo impegno ed entusiasmo, mi dichiaro a disposizione e, riservandomi di farti pervenire il materiale occorrente, auguro buon lavoro e buon Ferragosto. Decima
di Emiddio Augusto Corso Tre Novembre ,132 38100 Trento Tel: 0461- 924626
I docenti sabotatoriI docenti sabotatori di Miguel Martinez - 30/07/2007 ![]() Come si crea l'immenso panico sociale del "terrorismo islamico", quando non c'è mai stato un solo atto di "terrorismo islamico" nel nostro paese? Ecco un piccolo esempio, in tre mosse. Uno. Magdi Allam, nel suo libro Viva Israele, scrive che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità"».[1] In pratica, migliaia e migliaia di studiosi pullulanti tramerebbero nelle università per lo sterminio della specie umana e la sua sostituzione, presumiamo, con i bonobo. Due. Duecentotrenta docenti e loro amici
rispondono con un pacatissimo manifesto su Reset,
una rivista che non legge nessuno, dicendo che le dichiarazioni di Magdi Allam
sono "eccessive."Tre. Il Corriere della
Sera risponde, per tastiera di Pierluigi
Battista. In un milione di copie, Battista, senza
spiegare né il fatto Uno, né il contenuto del testo Due, dice che un documento
cerca di indurre Magdi Allam ad "abiurare", "l'editore a ritirare
il volume... i librai a disfarsene.. . dichiarare fuori legge un
saggio... fare terra bruciata attorno a [Magdi
Allam]". Prima di tutto c'è il Grande Zero, cioè il "terrorismo islamico in Italia". Di questo fenomeno, che semplicemente non esiste, ci sarebbero migliaia di complici nelle università. Le persone accusate di essere complici del Grande Zero, osano difendersi. Il fatto stesso che osano difendersi, dimostra che sono complici del "terrorismo islamico" e anzi, costituisce la prova della sua pericolosità. Ora, è nella natura dei media che tutto ciò verrà dimenticato presto, nei dettagli. Rimarrà però l'alone: "ho letto sul Corriere della Sera, mica su un volantino dei leghisti, qualcosa, non mi ricordo esattamente cosa, una roba tipo che gli islamici fanno le bombe dentro l'università. E quindi, figlia mia, studia economia e commercio e lascia stare quell'idea di imparare l'arabo". Nota: [1] Questa accusa lanciata da Magdi Allam a migliaia di studiosi - in tempi di panico planetario sul "terrorismo" - fa venire in mente Belomor, l'opera collettiva scritta dagli autori sovietici che avevano appena fatto visita ai cantieri del canale che Stalin stava facendo costruire, per collegare il Baltico al Mar Bianco. Nel romanzo, spicca la pericolosa categoria degli "ingegneri sabotatori", diffusi in tutta l'Unione Sovietica, che commetteva deliberati errori di calcolo, nascondeva falle nel progetto e cercava di far fallire il gigantesco progetto della civiltà socialista. A smascherarli è l'agente del Gpu, "guardia del corpo del proletariato", che distribuisce panini premio agli sterratori che lavorano meglio.[1] Si veda Frank Westerman, Ingegneri di anime , Feltrinelli, Milano, 2006. centrodestra,puttane e ipocrisiaMele… marce
Domenico Savino
02/08/2007
Il test antidroga effettuato in piazza Montecitorio sui
deputati dell'UDC che hanno scelto la 'prova-saliva' Grattare la rogna è un mestiere ingrato: viene fuori il
fetore dell'animo umano. Luca Volontè, il capogruppo dell'UDC alla Camera, appena
saputa la notizia, aveva tuonato: «Chi si droga non può legiferare, chi è
complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia,
figli, diritti umani. Un deputato al droga-party con due prostitute? Si faccia
avanti». E' ora di finirla con questi cialtroni che nominano il nome
di Dio invano e poi pensano di cavarsela facendo outing! Basta che adesso non ci costringano a sorbire qualche
predica sulla necessità di educare i giovani ai pericoli delle droghe. Domenico
Savino il caso Mele e l'abbruttimento etico http://www.wolfstep.cc/index.php?subaction=showfull&id=1185875987&archive=&start_from=&ucat=39,41,43& Sparare sull' UDC dopo la Family Night di Mele e' troppo facile, ma ci
sono alcune cose che vanno dette.
Di per se' ,il fatto -prudereccio- del tizio
che si trombava le due ragazze dopo averne strafatta una di cocaina mi lascia
piuttosto freddo.
Credo che persone come Grillini sapranno fare fin troppo ad ironizzare su questi partecipanti al Family Day che poi fanno la Family Night. Ci sono pero' da dire alcune cose che invece secondo me sono passate sottogamba, tutti impegnati a mordere la ciccia dove e' piu' cicciosa.
Sul primo punto , che dire: i miei ricordi di geometria dicono che se A e' lontano da B, di solito B e' lontano da A. Dunque, Mele si portava due squinziose a casa perche' era lontano dalla moglie. Poiche' e' umano che lontani dal partner si faccia cosi', va abbastanza bene che la moglie di Mele fosse -in quel momento- a letto con due nerboruti signori senegalesi. Correct? Cioe', se iniziassimo a contare le corna di questi signori -cosi' comprensivi se un uomo fuori casa si trova a letto con due squinzie- e dicessimo "eh, si', la solitudine e' dura, queste povere mogli hanno diritto alla nostra comprensione", andrebbe altrettanto bene?
Il secondo punto, la soluzione del problema e'
chiara : quando un uomo e' fuori da casa deve svuotarsi le palle, poco importa
con chi; fosse anche una operatrice del settore, ogni buco va bene, purche' le
si svuoti.
Stabilito che non si tratta di amore e neanche di sesso , ma di un semplice bisogno , ergo un semplice svuotare le palle, ecco la risposta: si chiamino le mogli a Roma per adempiere al dovere. Ora, di solito (se le cose vanno bene) le mogli non hanno troppi problemi a fare del sesso coi mariti: per come conosco le donne italiane, non credo veramente alla gag del "ho mal di testa, caro". Il dato secondo me e' questo: alla moglie/partner media va benissimo di fare sesso. Ma c'e' una grossa differenza tra fare sesso come moglie/compagna e fare sesso al posto di chiunque altra. "Al posto di chiunque altra" probabilmente va bene se si tratta di mera ginnastica. Puo' andare bene se si fa una sveltina , se si paga una puttana (una vale l'altra, suppongo) ; ma "al posto di chiunque altra" non va tanto bene se ci sono i tanto strombazzati valori non dico della famiglia, ma almeno di una coppia. E cosi' la soluzione (e nessuno ha nulla da ridire se non considerazioni economiche/politiche) delle "alte cariche del Family Day" e' quella di dire: "al posto di chiunque altra, chiamiamo le mogli a Roma, vi sfogherete su di loro , al posto di qualunque altra".
Tutto questo non e' qualcosa di distinto col
resto, esso avviene in solido, e' un
blocco unico , con una generale distruzione del rispetto per l'essere umano che
si sta facendo sempre piu' evidente nella cultura italiana.
Sia donna su cui svuotare le palle, al posto di chiunque altra, sia lavoratore da sfruttare , sia un gay da umiliare, un compagno di classe da sfottere, quello che sta avvenendo e' una reductio ad bestiam della persona; reductio per la quale ogni volta che un problema etico si manifesta le soluzioni proposte non sono mai eticamente migliori del problema stesso. L'abbruttimento dell'umanita' italiana arriva a livelli tali che di fronte al fatto di per se' pecoreccio ed alle sue implicazioni (una miseria umana dalla quale tutti dovrebbero prendere le distanze) la risposta del sistema e' una evidente dimostrazione..... di una bruttezza umana ancora peggiore.
"Se proprio devi svuotare le palle fallo con
tua moglie, che e' lei di guardia, al posto di
qualsiasi altra, chettefrega chi e'? ".
E tutto passa nel silenzio, perche' ormai tutto
il paese nuota in questa melma di bruttezza umana , al punto che una fontana di
melma si distingue dall'altra solo perche' dopotutto "moglie" suona meglio di
"squillo" ma nessuno dice una cosa semplice:
che magari un uomo non e' un animale che ha
bisogno di svuotarsi le palle su chiunque possieda un buco.
Che la differenza tra l'essere umano e
l'animale(1) sta nella capacita' di inserire un momento di ratio fra lo stimolo a fare qualcosa e il
gesto di farla.
E che quindi no, non esiste alcun bisogno di svuotare le palle. Puo' esistere lo stimolo a farlo, ma se sei un essere umano inserisci un istante di ratio prima dell'atto. Ma tutto questo scivola via, coperto da una filosofia melmosa secondo la quale il peggio e' "la verita' con cui fare i conti", mentre il meglio e' sempre e solo intollerante utopia....
(1) In realta' il mio cane e i miei gatti fanno
i bisogni nella sabbietta o fuori casa, esercitando quindi un istante di ratio fra gesto ed istinto (devono almeno
richiamare alla mente la maniera giusta di fare le cose compreso il raschiare
alla porta per uscire, nel caso del cane) per cui nemmeno loro andrebbero
classificati come animali, in senso stretto. Buffamente, questo rende ancora
piu' robusta la mia definizione, e piu' pesante il giudizio su certi
"uomini". |
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