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Controvento - Numero 2 - Maggio/giugno 2008![]() Controvento - Numero 2 - Maggio/giugno 2008 CONTROVENTO - NUMERO 2 - MAGGIO/GIUGNO 2008 - Presentazione della Comunità Solidarista Popoli a Perugia. - Intervista a Franco Nerozzi. - Il pensiero ghibellino. - 05.05.1981 - 05.05.2008: Bobby Sands. - Sicurezza organica. - Il gioco d'azzardo della finanza. - Evola, l'antimoderno. - L'acropoli che non c'è più. http://www.cmperugia.org/Anno0Numero2Controvento.pdf SCARICA STAMPA DIFFONDI! Lo stato socialeI progressi dello stato sociale
di Francis Demier
Se la «questione sociale» si impone con un'ampiezza tutta nuova nella crisi della metà
del secolo XIX, l'emergere su scala europea delle prime forme dello stato-provvidenza
moderno è ritardato fino agli anni Ottanta. Questa trentina d'anni è tuttavia capitale, non
so lo per la ricchezza del dibattito che precede il voto delle prime grandi leggi
interventiste, ma anche perché la Germania diventa il paese grazie all'apparizione di un
sistema di assicurazioni sociali.
Eppure, alla metà del secolo XIX, la Francia della II Repubblica e del II Impero era
diventata il punto di riferimento per le élites inquiete alla ricerca di un nuovo equilibrio
sociale... Bismarck, ambasciatore a Parigi nel 1862, considera la Francia e lo stato
bonapartista in lotta contro il pauperismo come un modello su cui i tedeschi devono
meditare Il modello francese, che non è senza ambiguità, propone un contributo, ma
soprattutto un controllo, dello stato sulle organizzazioni previdenziali esistenti.
Trent'anni più tardi, le leggi bismarckiane, istituendo regimi obbligatori di assicurazione
per malattia, infortuni, pensioni, propongono all'Europa operaia un nuovo modello, che
pone ormai con chiarezza la questione dello stato-provvidenza.
Si è soliti attribuire la responsabilità di questa grande svolta al genio politico di
Bismarck, cancelliere dell'impero tedesco. Le cose sono, in realtà, più complicate. Fino
alla fine degli anni Settanta, Bismarck non aveva una posizione precisa in materia
sociale. Propendendo dapprima a favore del mondo dell'artigianato e delle corporazioni,
il cancelliere è stato in seguito sedotto dall'idea di una riforma sociale che avrebbe fatto
posto a sindacati moderni legati allo stato, prima di rendersi conto del rischio politico di
un simile orientamento.
Suo consigliere a partire dagli anni Cinquanta, Hermann Wagener, difensore dell'idea di
una «monarchia-provvidenza», riteneva che 1'ambiguità delle posizioni del socialista
Ferdinand Lassalle sui rapporti tra lo stato e la classe operaia offrisse l'opportunità di
gettare un ponte tra quest'ultima e lo stato monarchico.
Bismarck contro il socialismo. Bismarck non condivise mai completamente le idee di
Wagener, tentato da una sintesi originate tra alcuni aspetti del feudalesimo e alcuni
orientamenti del socialismo della sua epoca, ma si convinse rapidamente della necessità
di unire la classe operaia allo stato per lottare contro gli effetti disgreganti del liberismo.
La svolta è contemporanea agli anni Settanta e alla depressione che colpisce l'industria
tedesca. Sono sotto accusa la speculazione, il laissez-faire degli anni '71-'73, il liberismo
doganale.
Una reazione rapida ispirata da associazioni di grandi industriali, cui si aggiungono gli
agrari favorevoli al protezionismo, si delinea a favore non solo di un aumento delle
barriere doganali, ma anche a favore di un'economia più centralizzata e più fermamente
diretta.
Uno di questi grandi industriali è Carl Ferdinand Stumm, produttore di acciaio e
protezionista, che è persuaso che la ripresa in mano della situazione necessita di un
risvolto sociale, nel quale troviamo associati neo-feudalesimo d'impresa e riaffermazione
delle gerarchie attorno allo stato.
La virata del socialismo tedesco verso il marxismo e il suo successo alle elezioni del
1877, fanno precipitare un indirizzo che è già maturo nel padronato tedesco fino dai
primi anni Settanta.
Nel 1880 il bismarckismo ha trovato il suo volto definitivo. In pieno clima di «leggi
di ferro», che colpiscono sindacati e organizzazioni socialiste, il cancelliere pensa che
una «monarchia-provvidenza» sia necessaria per distaccare in modo duraturo il
proletariato dalla tentazione rivoluzionaria. Si impongono diritti sociali estesi per non
concedere diritti politici più larghi. Bisogna ridurre le disuguaglianze economiche per
preservare la disuguaglianza del potere politico. Per Bismarck, il liberismo appartiene al
passato: «La fede nell'armonia degli interessi ha fatto bancarotta nella storia. Nessun
dubbio che l'individuo possa fare del bene, ma la questione sociale non può essere risolta
che dallo stato». Anche se Bismarck fa riferimento a un vago cristianesimo, non c'è
nessun umanitarismo, nessuna preoccupazione morale che giustifichino in profondità
una riforma sociale concessa dall'alto dall'onnipotenza dello stato.
Le riforme tedesche. A eccezione di una corrente ultra-conservatrice e di una corrente
manchesteriana poco potente, il grosso delle forze politiche e culturali è favorevole al
cambiamento. Il padronato vede la possibilità di un ordine e di una efficienza maggiore
in fabbrica per superare la crisi. Gli agrari attendono da una autorità statale rinvigorita
un mezzo per controbilanciare la nuova aristocrazia industriale in forte ascesa.
Quanto ai socialisti, essi restano fiduciosi nella propria capacità di incassare i vantaggi
della riforma sociale senza perdere la loro capacità di mobilitazione. La legge 15 giugno
1883, completata nel 1892, istituisce un regime di assicurazione malattie finanziato da
versamenti obbligatori per gli operai e gli impiegati che avessero una retribuzione
inferiore a una cifra stabilita.
L'assicurazione è alimentata per 2/3 dagli operai, per 1/3 dal padronato. Essa garantisce
la gratuità delle cure e dell'ospedalizzazione, nonché il versamento in denaro della metà
del salario per ventisei settimane.
L'ente non è amministrato dallo stato ma da associazioni corporative, elette per metà
dagli operai e per metà dai padroni. Esse funzionano sotto il controllo delle autorità
locali, mentre gli operai di ciascuna industria e di ciascuna regione vengono a costituire
una sorta di mutualità obbligatoria.
L'assicurazione sugli infortuni istituita con legge 6 luglio 1884 e finanziata dai soli
datori di lavoro organizzati in casse mutue, dà diritto a sussidi in denaro che possono
ammontare fino ai 2/3 dal salario. La copertura è garantita in ultima istanza da un
Ufficio di assicurazione imperiale.
Il sistema messo in opera è assai lontano dallo schema statalista di Bismarck.
Decentralizzato, non dà allo stato che un ruolo di controllo in ultima istanza, senza
configurarlo come un autentico arbitro degli interessi.
Nemmeno il finanziamento e la gestione delle istituzioni da parte degli assicurati e dei
datori di lavoro corrisponde esattamente a ciò che si attendeva Bismarck. Fu, questo, in
realtà, uno dei motivi della riuscita del sistema, e la sua novità. Trenta anni dopo, un
socialista francese, Bruckère, sottolineava l'importanza di una partecipazione dei
lavoratori alla gestione delle casse: «Nella Repubblica francese l'assicurazione è fatta da
compagnie capitaliste, l'operaio ferito è la preda di queste compagnie che spesso lo
privano fraudolentemente dei sussidi previsti dalla legge. Nell'impero tedesco,
l'assicurazione è gestita dagli interessati stessi».
Nel 1889, Bismarck, in occasione del voto sull'assicurazione invalidità-vecchiaia,
riprende il suo progetto di legare gli operai allo stato con un sistema assicurativo più
adeguato allo scopo.
In questa occasione, ricorda che, in Francia, uno dei fattori dell'attaccamento della
popolazione allo stato dipende dal fatto che molti francesi ricevono una piccola pensione
o possiedono titoli dello stato. Alle quote capitalizzate versate dagli operai e dai padroni
lo stato tedesco aggiunge la sua parte di finanziamento e si assume le spese di gestione.
L'assicurazione che dà diritto ad una pensione all'età di settant'anni, dopo trenta di
versamenti di contributi, è gestita da casse regionali miste, composte di operai, padroni e
delegati del governo. Le quote non sono rilevanti - lo 0,5% del salario -, ma anche la
protezione accordata è più modesta di quanto non lasci supporre il discorso ufficiale: su
cinquecento operai assicurati, sei soltanto alla fine del secolo pervennero ai settant'anni
richiesti per poter percepire la pensione. Il successo dell'istituzione non fu, per questo,
meno importante. Mentre il Secondo Impero non aveva potuto far aderire effettivamente
gli operai al suo progetto di Cassa nazionale pensioni, che funzionava in modo
amministrativo e burocratico, molto abilmente lo stato tedesco autoritario e
antidemocratico aveva affidato l'amministrazione dell'ente assicurativo agli assicurati
stessi, decretando così rapidamente la sorte di un movimento mutualistico che del resto
non era mai stato molto potente.
Un modello per l'Europa. Le assicurazioni tedesche lanciano, infine, una sfida alle
classi dirigenti europee. L'uomo politico francese Léon Say ha un bel esprimere il
pessimismo di principio dei liberisti nella sua relazione sull'Esposizione universale del
1889: «È possibile che il sistema tedesco si espanda in tutta Europa. Siamo di fronte a
un flusso che l'idea liberista non potrà più arrestare, ma questo sistema avrà efficacia
solo a prezzo di sacrifici in denaro che incideranno pesantemente sulla nazione intera e
aumenteranno il costo della vita». I fatti smentiscono il catastrofismo di un liberismo che
ragiona ancora nei termini del primo Ottocento. Tecnicamente, l'assicurazione tedesca si
sviluppa in modo equilibrato, passando per tappe da un sistema di ripartizione ad un
sistema di capitalizzazione, e il Reich, a partire dagli anni Novanta, ne estende i
benefici, includendo le famiglie senza aumentare le quote. Di fronte alle difficoltà e alla
timidezza delle mutue private, il socialista francese Bruckère non esita a rendere
omaggio all'autoritarismo tedesco: «Nessuna compagnia di assicurazione privata e
neanche nessuna società di mutuo soccorso sarebbe capace di assicurare le stesse
pensioni con quote così basse ».
La rapida ascesa del socialismo tedesco a dispetto della sequela delle leggi bismarckiane
può essere dunque considerata come il segno del fallimento del progetto politico del
cancelliere.
Ma tale fallimento non può essere giudicato da questo solo punto di vista. La Germania
non conosce l'equivalente del sindacalismo rivoluzionario francese. Il successo
dell'economia tedesca, pronta a risollevarsi più rapidamente di quella delle altre nazioni,
dimostra che le prime basi dello stato-provvidenza non furono gettate, come pensano i
liberisti, a scapito dell'efficienza economica del capitalismo, ma, al contrario,
s'impongono come una componente del suo sviluppo. |
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