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TEST.
SEI FASCISTA? OPPURE, "DI DESTRA"? OPPURE... OPPURE...
Tempo
d’estate, tempo di test. Facciamone uno per vedere chi siamo,
politicamente parlando.
di Miro Renzaglia
1) Assistete a una manifestazione di operai in cassa integrazione, con
bandiere rosse e pugni chiusi. Dopo qualche escandescenza, i manifestanti
sono caricati dalla polizia
a) Prendete un manico di piccone e scendete in piazza a fianco degli
operai;
b) Prendete un manico di piccone e aiutate la polizia a manganellare gli
operai;
c) Restate neutrali e vi godete lo spettacolo.
2) Avete fatto
colpo su una bella donna, ma siete sposato
a) Rinunciate all’occasione. Tornate a casa e litigate con vostra moglie
perché la bistecca è troppo cotta;
b) Vi dite: “Me la trombo lo stesso. Poi mi faccio un bidè, compro un
mazzo di fiori per mia moglie e la porto a cena fuori...”;
c) Sospirate, rinunciate all’occasione, comprate un mazzo di fiori e
invitate vostra moglie a cena...
3) Siete in auto.
Accendete la radio e ascoltate “Siamo solo noi” di Vasco Rossi
a) Cambiate immediatamente stazione;
b) Ascoltate la canzone e traducete il testo a vostro uso e consumo;
c) Ascoltate la canzone ma solo perché non ci sono i vostri figli in
macchina con voi e alzate i finestrini affinché nessuno sappia che musica
ascoltate.
4) Vi consigliano un
libro. Lo leggete, vi piace ma poi scoprite che l’autore è comunista
a) Negate di averlo letto;
b) Rivedete il vostro giudizio e vi dite che in fondo non è granché. Anzi,
a pensarci bene, fa proprio schifo;
c) Vi dite: “Sarà pure comunista ma scrive maledettamente bene”.
5) Assistete ad un incidente automobilistico. In una macchina c’è un
extracomunitario, nell’altra un italiano. L’extracomunitario è grave,
l’italiano ha solo lievi escoriazioni
a) Soccorrete l’italiano;
b) Soccorrete l’extracomunitario;
c) Non soccorrete nessuno dei due: date giusto una sbirciatina curiosa e
tirate dritti.
6) Partecipate ad una
festicciola in casa di amici. Ad un certo punto, qualcuno rolla una canna
e ve la passa
a) Vi dite: “Beh, vediamo che effetto fa...” e date due tiri
b) Vi alzate, dichiarate il vostro disgusto e ve ne andate
c) Dite: “No grazie....” ma restate
7) Siete assetati ma
c’è solo Coca-Cola da bere
a) “Neanche morto...”;
b) “Oh? la sete è sete...” e la bevete;
c) Due sorsi, mi ci sciacquo la bocca e poi la sputo.
8)Conoscete una persona onesta, leale, colta. Intrattenete con lui
conversazioni intelligenti, vi dà la sua amicizia in maniera
disinteressata. Ma poi, vi dice che è gay.
a) Gli dite: “Potevi anche non dirmelo che sei gay: non cambia nulla, ma è
bene, a questo punto, che tu sappia che sono irrimediabilmente etero...”;
b) Gli date un cazzotto in faccia e gli dite: “Brutto frocio...”;
c) Trovate una scusa e fate in modo di non incontrarlo più.
9) Vi invitano a una battuta di caccia al cinghiale. La cosa vi
incuriosisce e andate.
a) Dopo il primo cinghiale ucciso, ci prendete gusto e ne uccidereste
altri;
b) Appena vedete un cinghiale, pensate che se lo mancate vi caricherà.
Allora, buttate il fucile e va la date a gambe;
c) Dopo il primo cinghiale ucciso, dichiarate che per voi la caccia è
finita.
10) La Repubblica di
S. Marino dichiara guerra all’Italia.
a) Fate provvista di derrate alimentari e vi barricate in casa;
b) Fate domanda di arruolamento volontario nell’Esercito italiano;
c) Vi fate una risata.
______________
fino a 10:
sei un moderato. per te, militare nell'udc, nella margherita o nell'udeur
non fa differenza
da 11 a 25:
sei di destra: fluttuante fra FI e AN
da 26 a 29:
sei fascista ma non hai ancora capito bene la differenza fra "fascismo" e
"destra"
30:
sei una camicia nera della rivoluzione
______________________

Le risposte giuste
per essere camicia nera della rivoluzione erano queste:
1) a
2) b
3) b
4) c
5) b
6) a
7) b
8) a
9) c
10) c
Intervista impossibile a Nicola
Bombacci
Apostolo della Socializzazione
di Miro
Renzaglia
-
Onorevole Bombacci...
- Mi
chiami Nicola. O Nicolino, se preferisce... Lasci stare l’onorevole: io sono
figlio del popolo... E
il popolo, me compreso, non contempla altro onore che
quello
conquistato sui campi di battaglia, nelle trincee o nelle piazze... E chi se
lo
conquista lì, come spero di aver fatto io nelle piazze, non gode ad essere
chiamato
“onorevole”, secondo accezione corrente... Non ho un bel ricordo del
mio
periodo parlamentare... Per cui - la prego - eviti...
-
Comunque voglia essere
chiamato, lei resta “l’Apostolo della Socializzazione”;
le viene perfino
attribuita la stesura del testo di legge che istituì la
socializzazione nella
vicenda della Rsi...
- Non
ho scritto io quel testo; certo, ho approvato e abbracciato totalmente
disegno e realizzazione,
fino a meritarmi quell’appellativo che lei ha ricordato...
Quel progetto era quanto
perseguivo da quando, agli inizi del ‘900, iniziai, da
socialista, a fare
politica... E da socialista - come sa - ho inteso finire di piantar
grane a questo mondo...
- Proprio
il fatto che lei sposò, da socialista, di più: da fondatore del Partito
comunista d’Italia, la
causa del fascismo repubblicano, a guerra ormai
compromessa, la fa
ritenere persona controversa ed incoerente...
- Beh,
se è per questo, anche Togliatti sposò il programma originario del
fascismo enunciato a San
Sepolcro: ricorda, no? “Il Migliore”, nel 1936, rivolse
l’invito “ai fratelli in
camicia nera” di rifarsi a quell’atto fondativo e di considerare
il comunismo potenziale
realizzatore di quel programma...
- Sì,
ma Togliatti si è ravveduto, mi sembra...
- Mica
tanto: secondo lei, perché dopo la fine della guerra concesse l’amnistia a
migliaia di fascisti
incarcerati?
- Perché?
- Perché
pensava di riconquistare alla causa comunista tutti quei fascisti
irriducibili a fare, da
destra, quanto pretendevano i neo-acquisiti alla logica
liberal-liberista che si
andava apparecchiando in Italia… E, comunque, se lui,
Togliatti, si è
ravveduto dal fascismo io mi sono ravveduto dal comunismo... A
conti fatti, visto che
di comunismo reale si parla ormai solo sulle pagine di
storia e neanche tanto
positivamente, non so chi dei due si sia ravveduto
meglio...
- Se
è per questo, del fascismo, sulle pagine di storia, si parla anche peggio...
- Sì,
ma con una, anzi: due differenze...
- E
cioè?
- La
prima: il fascismo ha perso una guerra mondiale e, quindi, era abbastanza
scontato che pagasse
dazio per quella sconfitta... Il comunismo, che pure vinse
la stessa guerra che il
fascismo ha perso, si è sconfitto da solo per
implosione... La
seconda...
- La
seconda?
- Il
fascismo non ha tradito la sua rivoluzione, il comunismo, invece, sì...
- Quindi
- mi sembra di capire - lei non si considera né controverso né
incoerente...
- Accetto
senz’altro di essere considerato “controverso”. Del resto, chi non è
contro-verso
rischia di diventare per-verso e, se lei permette, nessuno può
dubitare della mia
onestà morale... Sull’incoerenza politica il discorso si
complica ma ritengo di
potermi spiegare...
- La
prego...
- Ho
inseguito per tutta la vita la realizzazione di un progetto di evoluzione
del
lavoratore da asservito al
giogo del capitale, a padrone del proprio destino...
Quando vidi scivolare
questa originaria e antica aspirazione dell’uomo in un
riformismo che avrebbe
finito per accettare, di perpetuare i canoni del liberismo
economico, abbracciai la
rivoluzione comunista e fondai la sezione d’Italia del
partito... Quando,
ancora, vidi come Stalin tradiva la rivoluzione dei Soviet, dei
“consigli degli operai”
per intenderci, per dare ad una casta di amministratori e
di burocrati, a un
Soviet talmente Supremo da essere inaccessibile ai lavoratori,
tutto il potere che la
rivoluzione, invece, prometteva all’operaio, mi disillusi e
guardai oltre...
- Al
fascismo, com’è noto...
- Al
fascismo... Perché, no?
- Beh,
la storia pensa...
- La
storia non pensa: gli storici pensano...
- D’accordo:
gli storici pensano che il fascismo non favorì affatto gli interessi dei
lavoratori...
- A
me risulta altrimenti, anche se non sono uno storico... Gli storici
scrivono, di
solito, quello che il potere al potere vuole che scrivano... Nelle eccezioni
(rare...), per quanto
obiettivi possano essere, sono anche loro, gli storici, dentro
la storia: mica la
contemplano da Sirio. Vuole che ricordi e le elenchi tutte le
leggi che il fascismo
promulgò al fine, realizzato, di costruire lo stato sociale,
ancora prima di arrivare
alla sua fase repubblicana?
- Le
conosco, grazie... Ma c’è chi pensa che, quelli, fossero atti dovuti in ogni
caso e da qualsiasi -
come lo chiama lei - “potere al potere”... I tempi erano
maturi perché si
realizzasse lo stato sociale... Il fascismo fece quanto era
improrogabile fare...
- ..Talmente
improrogabile che, oggi, non fanno altro che smantellare
improrogabilmente lo
stato sociale... No, lei sbaglia: nessuna contingenza
avrebbe costretto il
fascismo a realizzare il suo programma rivoluzionario se,
questo, non fosse stato
iscritto nel suo Dna...
- Torniamo,
per un attimo, alla difficile assimilazione che lei intese intravedere
fra fascismo e
comunismo...
- Le
dirò di più: fino ad un certo momento del percorso della rivoluzione
comunista, ho persino
sognato - come ricorderà - che le due rivoluzioni, quella
fascista e quella comunista, appunto, potessero
unirsi...
Ancora nel 1940,
sentivo di poter affermare:
“...eppure giorno
verrà, in cui il soviet, permeandosi di
spirito gerarchico, e la
corporazione, di risoluta anima rivoluzionaria,
s’incontreranno sopra un terreno
di redenzione sociale”.
- Che
cosa intendeva dire?
- Fascismo
e comunismo hanno la stessa matrice ideologica: il socialismo,
appunto... Perché crede
che sul punto di essere fucilato gridai “Viva il
socialismo”?
- Non
lo so: me lo dica lei...
- Il
fascismo, all’inizio del suo percorso, divaricò la forbice dalla matrice
originaria per poi
gradualmente, riavvicinare le punte del compasso. Fino a farle
coincidere in una
formula, in qualche modo “socialista”, forse inedita nella
storia, sì, ma fedele
all’originaria aspirazione e, ai miei occhi, a tutt’oggi,
insuperata. Il
comunismo, invece, uscì sì dallo stesso punto originario, ma poi
realizzò la completa
ottusità dell’angolo... Fino ad abortire in una sorta di
capitalismo di stato...
Cosa, quest’ultima, assai diversa da qualsiasi
concezione di socialismo
si voglia intendere...
- A
seguirla sembra quasi che sia stato il fascismo a realizzare le istanze
marxiste...
- No,
il sistema di socializzazione del fascismo prevedeva la sussistenza della
proprietà privata. Il
che lo rende irriducibile alle istanze marxiste, almeno a
quelle di vulgata...
- Infatti,
il fascismo non predicò mai l’abolizione della proprietà privata, come
prevedeva invece il socialismo...
- Anche
qui - mi perdoni - si sbaglia: del socialismo esistono diverse concezioni
e non tutte prescrivono
l’abolizione della proprietà privata. Si rilegga Filippo
Corridoni, per
esempio... Quest’abolizione la prevedeva, compiutamente, la
versione di-vulgata di
Marx che, invece - nonostante la vulgata - considerava la
fase finale del percorso
rivoluzionario del proletariato comunista nella:
“Autonomia dei
produttori”. In
pratica, Marx auspicava il pieno possesso, ovvero:
la piena proprietà
dell’impresa economica industriale, agricola, commerciale da
parte dei lavoratori che
la gestiscono. Cioè, ancora, nella piena autogestione
delle imprese
produttive... Nella socializzazione compiuta, per l’appunto...
Guardi, ancora per
esempio, il socialismo realizzato nell’ex Jugoslavia titina: lì,
mica era una
prescrizione tassativa abolire totalmente la proprietà privata...
Come invece fu, e con
quali esiti! nell’Unione Sovietica...
- Ma
la proprietà privata non è parte consustanziale del liberismo economico?
- Questo
lo credono menti depositate nell’archivio a caselle concettuali con
tenuta assolutamente
stagna e stonfa... La proprietà dell’impresa da parte del
lavoratore, nei limiti
stabiliti dalla socializzazione, la proprietà della sua casa -
ancora e sempre per
esempio - sono fondamentali che non smentiscono una
versione possibile -
sottolineo: possibile - del socialismo... Anzi - a parere mio -
la esaltano al di là
degli espropri statali comunisti e dei monopoli privati del
capitalismo... La
proprietà è un istinto naturale dell’uomo... Perché abolirla? O
perché concentrarla in
poche, avide mani? Nel Manifesto di Verona si
stabilisce il diritto
“alla” proprietà”, in contro distinzione dal diritto “di” proprietà...
Si stabilisce, cioè, un
principio di diritto etico del proletario: quello di evolversi in
proprietario... Il
diritto “di” proprietà, cioè, viene ricondotto nell’ambito dei
superiori interessi
della comunità, del popolo, della nazione e non a quelli del
capitalismo di pochi
individui GIÀ proprietari...
- Non
mi dirà che il fascismo sostenne anche la lotta di classe...
- La
lotta di classe è un espediente, non un dogma... Un espediente che ha
trovato nella
rivoluzione industriale la sua legittimazione... Intere comunità
contadine furono
costrette ad inurbarsi in tuguri... E a lavorare in condizioni che
a dire schiave è cosa
perlomeno appropriata... Quale altro espediente, a parte
la lotta di classe,
avrebbero potuto adottare, quelle masse, per elevarsi da una
condizione di animalità,
in cui erano costrette dal neonato capitalismo
industriale, a un minimo
di condizione umana? Un rivoluzionario operaista a
tutto tondo come
Mazzini, non abbastanza celebrato per i motivi che le sto per
esporre, poté concepire,
invece, un sistema in cui tutti, un giorno, sarebbero
stati padroni della
propria impresa lavorativa e sociale... Invocando (il Mazzini...)
che tutti avevano il
diritto ad essere responsabili di questa impresa, senza
distinzione fra
fornitori di capitale e fornitori di forza-lavoro, auspicava, insomma,
un sistema in cui le
forze produttive si armonizzano in una responsabile
condivisione sociale. In
questa realizzazione, lo scontro di classe sarebbe
diventato un non senso
logico... Cosa che perfino Marx prevedeva come sbocco
naturale del
comunismo... E la storia ha smentito Marx, mica Mazzini che già,
nell’800, intravedeva
nel socialismo marxista realizzato “una vita da castori” e
non da uomini... Quello
che appunto fu…
- Non
le è mai venuto in mente che la socializzazione fosse un espediente per
riconquistare alla causa
dell’ultimo fascismo, quello repubblicano, la massa dei
lavoratori? Masse che,
disilluse dal regime ventennale, si erano, nel frattempo,
rivolte altrove per
cercare la propria giustizia?
- Le
posso dire che a Genova, poche settimane prima del fatidico 25 aprile
1945, c’erano almeno
trentamila persone in piazza ad ascoltare un mio comizio
di propaganda per la
socializzazione... E nessuno storico si è mai azzardato a
considerare quella folla
costretta a venirmi a sentire... E lì - credo - di essermi
spiegato... Così, come
nessuno storico ha mai sottolineato abbastanza che il
primo atto legislativo
del neo governo di liberazione, proprio nella mattina del 25
aprile ’45, abolì il
decreto che istituiva la socializzazione delle imprese nella,ormai ex, Rsi...
Sarà un caso?
- Credo
di no, ne convengo... Ma cosa disse, esattamente, in quel comizio del
12 marzo del ‘45?
- Glielo
riassumerò, citandomi. Dissi:“Fratelli di fede e di lotta, guardiamoci in
viso e parliamo pure
liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore
socialista, comunista,
amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre
lo stesso, perché io non
ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i
quali, se Dio mi
concederà di vivere ancora, lotterò sempre. Ma se mi trovo
nelle file di coloro che
militano nella Repubblica sociale italiana è perché ho
veduto che questa volta
si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare
i diritti degli operai”.
- Non
le si può negare una fede cieca...
- Non
mi neghi la fede... La cecità - la prego - me la risparmi: non ho mai visto
tanto bene come in quei
giorni di martirio...
- Va
bene, andiamo oltre...
- Non
ho fatto altro per tutta la vita che andare oltre: continuiamo pure...
- Secondo
lei, che lo frequentò assiduamente, nei seicento giorni di Salò...
- ..Della
Repubblica sociale, vorrà dire... Scusi: chiami le cose con il loro nome
esatto...
- ...Nei
seicento giorni della Repubblica sociale, allora, come vuole... Quale fu -
dicevo - secondo lei, la
molla decisiva che indusse Mussolini a concepire e
realizzare il progetto
di socializzazione, proprio nel momento in cui le speranze,
non dico di una vittoria
fascista, ma almeno di una sua possibile sopravvivenza,
erano praticamente
nulle?
- Qualcuno
(non ricordo chi...), prima di una battaglia che si preannunciava
disgraziata, a chi gli
faceva notare che non c’era nessuna speranza di vittoria,
rispose: “Sperare non
è necessario per intraprendere.” ...Ecco - se lei mi
permette - fu proprio
questo - io credo - lo spirito che portò Mussolini a varare,
finalmente la
legislazione socializzatrice... A portare a termine, cioè, in maniera
coerente
(un termine che - mi sembra - le sta particolarmente a cuore; però,
attento: soltanto gli
imbecilli non si smentiscono mai...); a portare a termine -
dicevo - gli sviluppi
logici della rivoluzione fascista... Comunque, c’era, anche,
un messaggio, un
testamento - se vuole - da lasciare... Una via percorribile da
indicare a chi sarebbe
venuto dopo e avrebbe ripreso, in qualche modo, il
cammino della
rivoluzione che gli esiti della guerra stavano stroncando...
Queste, e non altre,
furono le molle che spinsero Mussolini a “intraprendere”...
Quando tutto,
evidentemente, era ormai perduto... Fuorché l’onore... E si figuri
che persino io,
personalmente, m’illusi, per un momento, che realizzando la
socializzazione le
stesse sorti della guerra avrebbero potuto essere diverse...
Ma Mussolini era l’unico
che aveva, ancora, nonostante tutto, il senso esatto
del corso che avrebbero
preso la storia... Non fu certamente per caso che Lenin
mi confidò che Mussolini
era l’unico uomo italiano che avrebbe potuto
realizzare, in Italia,
la rivoluzione socialista... E i fatti non hanno smentito
Lenin... Tanto meno,
Mussolini...
- Come
saprà, in chi si autoproclamò “erede del fascismo”, la via indicata da
Mussolini nel suo
testamento politico è rimasta, praticamente, lettera morta...
Nel dopoguerra, fino ad
oggi, furono altre le istanze che, dal fascismo, i
neofascisti assunsero
nella pratica della loro azione politica...
- Quello
che dice è parzialmente vero... La socializzazione non è stata, per
molti anni, sventolata
come bandiera di discrimine fra chi avrebbe dovuto
intendersi, ed essere
inteso, interprete della “Terza Via” fra due concetti e due
idee, comunismo e
capitalismo, che sembrano irriducibili ma che, nella
sostanza, non lo sono:
da una parte, infatti, troviamo ancora i sostenitori del
libero mercato che tutto
legittima in nome del laissez faire e, dall’altra, lo stato
che tutto pretende:
entrambi espropriatori del destino dell’uomo...
- Quindi?
- Quindi,
il fascismo, l’ultimo fascismo soprattutto, ha saputo riportare il
discorso ai giusti
termini: restituire alle mani del popolo la responsabilità diretta
della sua impresa, in
ogni campo sociale si fosse trovata a manifestarsi... I
fascisti del dopoguerra
hanno, in non so quanto buona ma sicuramente in larga
parte, disatteso la
missione che gli fu assegnata. Senza, tuttavia, dimenticarla
del tutto... Vedo, ai
giorni che sono i suoi e, ahimè, non più i miei, dei sussulti
che vanno nella
direzione giusta... Vedo dei soprassalti di coscienza e di
memoria... Le idee che
valgono non muoiono... Respirano piano, ma
respirano... Covano,
semmai, sotto la cenere... Basterà una ventata più forte e il
fuoco riprenderà ad
ardere... O prima o poi, il capitalismo imploderà, per legge -
oso dire - naturale...
Così come, per deficienza interna, è crollato il
comunismo... E l’uomo
cercherà in altri sistemi di vita comunitaria la
soddisfazione del
proprio innato senso di giustizia sociale...
- Nella
socializzazione...
- Nella
socializzazione...
FASCI DI UNITA' SOCIALE
PUNTI DI BASE
Ø Sciogliere tutti i partiti dell’Area cosiddetta “destro radicale”
Ø Dichiarare obsoleta la definizione “di destra”, ai riguardi dell’Area
Ø Convocare un’Assemblea Costituente per l’Unità dei Fasci Sociali
Ø Assumere per intero l’ultima eredità storica del Fascismo: la
Socializzazione. Testamento spirituale, nazionale e sociale del suo
Anticipatore: Benito Mussolini
Ø Convertire le energie fin qui spese in battaglie di retroguardia in Azioni Organiche per garantire:
- Lavoro
- Casa
- Istruzione
- Sanità
- Previdenza Sociale
al popolo, per il popolo e con il popolo
Ø Prendere atto che l’Italia è una nazione a Sovranità Limitata e
dichiarare la volontà di riscattarla dalla servitù pro domo Usa
Ø Dichiarare il supremo diritto civile delle libertà individuali, di
pensiero ed espressione dei cittadini italiani e riconoscere diritto di
cittadinanza a chi svolge proficuo e legittimo lavoro sul territorio
italiano, senza distinzioni di nazionalità, razza, etnia, cultura,
religione
Ø Riconoscere nella Competenza del Lavoro la sola Gerarchia dei Valori
Sociali e Nazionali, secondo appartenenza alle Corporazioni dei Mestieri
Ø Affermare la volontà di affrancare la moneta dall’egemonia delle
banche (nazionali e sovranazionali; pubbliche o private) e restituire
allo Stato il diritto/dovere di battere moneta in misura esatta alla
sua produzione industriale, agricola, terziaria
Ø Costituire un Governo Ombra Provvisorio, affinché legiferi in nome e per conto della ricostituenda Repubblica Sociale Italiana
Ø Affermare la volontà di dichiarare decaduta la ricostituenda
Repubblica Sociale Italiana, qualora la Storia prospetti la possibilità
effettiva di veder sorgere la Repubblica Sociale Europea
Che Guevara : | Indietro |
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PERCHÈ CHE GUEVARA?
di Marco Bagozzi
Ucciso due volte, secondo Gabriele Adinolfi: la prima dalle dai militari bolivariani, che rappresentavano la «reazione rozza e feroce» armata dagli Stati Uniti, la seconda, « senza mai smettere di commettere il crimine, facendone scempio, il tifo del popolo "progressista" che con la rivoluzione del Che nulla, ma proprio nulla ha in comune». Cosa centra, infatti, il Che Guevara con un certo ambiente "sinistroide" rivoluzionario da salotto? Sono molti a chiederselo. Se lo chiede anche Rossana Rossandra in un suo articolo sul Manifesto: non è che il Che non era democratico? forse il Che non era neppure un pacifista, un ecologista, un femminista o un gay? Avrebbe forse votato l'Ulivo di Prodi?
Che Guevara era, di sicuro, un comunista. Così lui si definiva e quello era il suo modello. Ma un comunista certamente diverso, dai comunisti che siamo abituati a conoscere. La dottrina comunista materialista era a lui lontana anni luce(«La Rivoluzione Cubana ha inizio là dove Marx lascia la scienza per impugnare il fucile rivoluzionario», «A Marx, come pensatore, come studioso delle dottrine sociali e del sistema capitalista in cui si trovò a vivere, si possono evidentemente obiettare alcune inesattezze»). Più che un Marx o un Gramsci il Che si potrebbe riconoscere il un D'Annunzio o in un Lord Byron. I sovietici lo vedevano con diffidenza, e così anche Mao. Gli unici a darne solidarietà internazionale furono il suo connazionale Peròn, il "fascista" Franco e il tunisino Boumedienne… Ciò che di più anticomunista vi era allora. Il Che, il guerrigliero, il militante, il libertario eroe romantico della guerra rivoluzionaria, il medico ribelle, l'eterodosso comunista che disprezza il potere, il cavaliere dell'ideale, come lo definisce Massimo Fini nel suo "Il Ribelle" (non a caso). Il Che, questo Che, piaceva e piace tuttora anche a destra. Fino al '68 Guevara era un eroe "neutro", poi divenne "di sinistra", per quella pessima abitudine tutta sessantottina di dividere il mondo in due grandi categorie. Ma bastano pochi aneddoti per vedere come "a destra" la passione per il Che non è del tutto ingiustificata.
La sua morte, avvenuta nel 1967, ne ha creato il mito e il suo primo biografo italiano, nel '68, fu il "ragazzo di salò" Adriano Bolzoni (che in seguito ha raccontato gli anticomunisti russi e la "guerra dei neri"). Sempre negli anni sessanta esce il libro del francese Jean Cau Una passione per il Che, nel quale il Che è un moderno Cristo laico che ripercorre la sua "passione". Anche i militanti della Giovane Italia, il movimento giovanile del M.S.I., ricordano il Che nell'articolo "Il fascista Che Guevara" dove è scritto: «Guevara uomo, Guevara intellettuale, giudicato secondo il suo stile di vita, è ben lontano dal "proletariato"di Marx, e si avvicina assai più al superuomo di Nietzsche o all'individualismo aristocratico di Alfredo Oriani. La stessa profonda ammirazione che tutti, soprattutto i giovani, hanno provato per Guevara, dimostra che il mondo ha ancora bisogno di eroi». Eroi romantici: dai "classici" D'Annunzio e Junger si approda agli "esotici" Guevara e Castro(«In un modo o nell'altro, lo abbiamo amato tutti, Fidel. Posso testimoniarlo appieno, personalmente, perché allora io ero un ragazzo che militava nelle formazioni dell'estrema destra: e, contro il parere dei nostri padri e dei nostri fratelli maggiori per i quali era solo un "comunista", anche noi andavamo pazzi per lui. Era l'uomo della politica tradotta nelle dimensioni della generosità e dell'avventura… Fidel, allievo dei gesuiti, giovane cattolico irrequieto che leggeva Bernanos e si ispirava ai primi eroici e puri falangisti spagnoli, quelli sacrificati dalla furia repubblicana e dal cinismo di Franco, quel Fidel ci piaceva, ci incantava. »scrive Franco Cardini). Proprio Castro ricorda il Che con queste parole «Il Che non cadde per difendere un altro interesse, per difendere un'altra causa che non fosse la causa degli sfruttati e degli oppressi di questo continente [...] il Che era, dal punto di vista militare, un uomo straordinariamente aggressivo. Se come guerrigliero aveva un tallone d' Achille, quel tallone d'Achille era la sua eccessiva aggressività, il suo assoluto disprezzo del pericolo» e come afferma Bolzoni: «Non c'è bisogno di essere comunisti, non c'è bisogno di essere Guevara per capire che si deve insorgere davanti alla ingiustizia, e che determinate situazioni non possono essere eterne che abbisognano d'una trasformazione radicale» Difatti non c'è bisogno di essere comunisti, difatti la rivoluzione cubana di comunista ha ben poco. Il movimento rivoluzionario era, di fatti, eterogeneo al suo interno, la rivoluzione ha inizialmente un carattere liberale che mirava a ribaltare il regime dittatoriale, autoritario e filo americano di Fulgencio Batista e a creare uno stato sociale. Solo in un secondo momento Cuba diverrà comunista, cioè quando capirà che per ottenere autonomia e indipendenza rispetto al "colosso yankee", dovrà avvicinarsi all'altro colosso, l'U.R.S.S, ma in realtà ha sempre seguito una "via cubana" al socialismo. Il Che aveva fatto breccia immediatamente dopo la sua barbara uccisione nei cuori dell'allora fascistissimo Bagaglino che produsse persino un 45 giri veramente double face. Conteneva da una parte "Il mercenario di Lucera" e dall'altra "Addio Che". Spiegava, il Bagaglino, nel retro copertina, la ragione che l'aveva spinto a rendere quest'omaggio a due figure così opposte in apparenza: la loro identità esistenziale. E il testo della canzone dedicata a Guevara conteneva delle farsi che dicevano tutto. "La gente come te non crepa nel suo letto, non muore di vecchiaia…" e ancora "Non eri come loro, dovrai morire solo, addio Che!".
Il Che Guevara vicino a Skorzeny ad Ettore Muti e a Benito Mussolini. E sarà la penna eretica di Giano Accame, sul conservatorismo Il Borghese del febbraio 1968, a proporre il paragone fra il dettato rivoluzionario guevarista e pensatori come Von Salomon, Guenon ed Evola. Anche se sarà proprio Evola dalle colonne dello stesso giornale, qualche mese dopo (agosto'68) a parlare in termini dispregiativi del guerrigliero definito bandito e gangster. E sarà ancora un associazione fascistissima, la Federazione Nazionale dei Combattenti della Repubblica Sociale Italiana (una scissione "a sinistra" dell'Unione Nazionale Combattenti R.S.I.), molti anni dopo, ad accostare Mussolini a Guevara. Accanto alla foto di un Mussolini pensante ed a una frase profetica del testamento del Duce («Sarà un giovane. Io non sarò più. Lasciate passare questi anni di bufera. Un giovane sorgerà. Un puro. Un capo che dovrà immancabilmente agitare le idee del Fascismo») c'è la foto di un sorridente Guevara con accanto una sua frase:«Trovare la formula per perpetuare nella vita quotidiana il comportamento eroico della guerriglia è, dal punto di vista ideologico, una delle nostre missioni fondamentali... Lo strumento per mobilitare il popolo deve essere fondamentalmente di ordine morale» Guevara si forma politicamente nell'Argentina durante il periodo del regime gustzialista Peròn, fautore della "democrazia organica" anticomunista e antiliberale, un fascismo in salsa sudamericana. Proprio Peròn, grande ammiratore di Mussolini, scrisse il famoso "Proclama al Movimento Giustizialista in occasione della morte del Comandante Ernesto Che Guevara" nel quale si legge «… è con profondo dolore che ho preso conoscenza di una perdita irreparabile per la causa dei popoli che lottano per la loro liberazione. Noi salutiamo come dei fratelli tutti quelli che, in qualche parte del mondo, e sotto qualsiasi bandiera, lottano contro l'ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento». Guevara ammirava molto il leader giustizialista tanto da inviargli una copia del suo libro sulle tecniche di guerriglia con tanto di dedica. In tutti i suoi scritti si può leggere chiari riferimenti ad un socialismo diverso da quello marxista ortodosso:«Resta ancora nella classe operaia molto di quella mentalità che si limitava a mettere in luce una sola differenza, da un lato l'operaio e dall'altro il padrone, una mentalità semplicistica che conduceva tutte le analisi a quell'unica grande divisione: operai e padroni » Ben poco comunista questo eroe comunista… Il pensiero del "Che", una volta compiuta la rivoluzione cubana, strategicamente si articola su due livelli: la rivoluzione latino-americana e la lotta dei popoli contro l'imperialismo. Occorre ricordare che Guevara è stato essenzialmente un comandante guerrigliero e che il suo maggiore contributo al marxismo-leninismo è stato quello di aver sviluppato la teoria della "guerra rivoluzionaria". La grande Patria, così chiamava il continente latino-americano, era un enorme paese da salvare dalle fauci del gigante yankee. I comunisti italiani erano lì, cani da guardia del comintern sovietico, a criticare il sogno del Che. Non passava giorno che Cuba e i loro leader non venissero delegittimati. Fino alla morte. Dopo la morte, la cultura progressista fa del Che un eroe, un mito, un esempio. I baldi figli di papà in corteo hanno la sua maglia, portano baschi con la stella rossa, e appendono i suoi poster al muro… Era soprattutto l'immagine del Che, con gli occhi di fuoco, la barba lunga e i capelli al vento ad attrarre tutti i ragazzi di quegli anni. Di Destra e di Sinistra. Ma a destra interessava soprattutto l'etica dell'eroismo, che gli aveva spinti ad amare il poeta Mishima che si suicida con il seppuku per contrastare la perdita dei valori tradizionali del suo Giappone causati dall'imperialismo USA, i kamikaze giapponesi, l'impresa senza speranze di D'Annunzio, e il giovane Jan Palch che si da fuoco per protesta contro l'invasione dell'Armata Rossa. D'altronde come diceva Bolzoni, in seguito alla morte eroica del comandante Che Guevara, «Non è drammaticamente dannunziano tutto ciò, non è sostanzialmente antimarxista?» Mi viene proprio da rispondere di si. Un personaggio che va oltre tutti gli schemi, ma che è stato, solo dopo la morte, mitizzato da una sinistra radical-chic, e demonizzato da una destra troppo attenta a non perdere i suoi voti conservatori.
In occasione del ventennale della morte sarà proprio la Nuova Destra a ricordare il Che. Gli viene dedicata la prima pagina della rivista Elementi. Dopo solo magliette, poster, gadget, slogan. «Il nostro Guevara per loro è solo una maglietta a dieci euro». Polemica, quella della commercializzazione di Guevara, interna anche alla sinistra. Da sinistra si contesta anche «il culto di Guevara» che avrebbe, a detta di Liberazione, fatto dimenticare il processo storico rivoluzionarioe le masse che lo hanno animato. Il commento de Il secolo d'Italia, fa ben capire cosa è il Guevara per una certa destra:«La sinistra vera si rivela per quello che è nel profondo, ricoprendo i marxismo-leninismo, il rifiuto della dimensione eroica della vita, rimuovendo le dimensioni della spiritualià e dell'immaginario». Il Che, guerriero solitario e romantico, contro le mass uniforme e massificate. Destra contro Sinistra. Il Che poteva nascere in qualsiasi tempo. Era il figlio di un mondo passato, diverso, alternativo a questo Mondo Moderno. Era lì, in piedi fra le rovine, a combattere per un mondo diverso per una giustizia veramente giusta, per una vera Libertà. Questo era Guevara, un guerriero dello spirito, che amava guerra e armi, nemico del Potere, in cerca di sempre nuove avventure. Il Che è quella dimensione superiore che è mancata al materialismo marxista, e che fu la causa della sua disfatta. Il Che pronto a battersi per l'idea in qualunque luogo in qualsiasi tempo. D'altronde non era stato Evola a scrivere: «La mia Patria è la dove si combatte per l'Idea»?
E non era stato Guevara a dire «Patria o muerte!»?
"La Rivoluzione si fa attraverso l'uomo,ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario"
Ernesto "Che " Guevara
"Voi siete disarmati, se il vostro spirito è armato, se la vostra fede è potente e la vostra disciplina fermissima"
Benito Mussolini
”Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria”
Ernesto "Che" Guevara, "Creare due, tre, molti Vietnam" | La
rivolta della comunità cinese di Milano apre, per la prima volta in
Italia, lo scenario della rivolte etniche e delle zone vietate agli
italiani ed esentate dal rispetto di leggi e regolamenti. Il semplice
tentativo di allargare a questa comunità le stesse misure
amministrative a cui sono sottoposti tutti i giorni gli italiani, ha
portato centinaia di cinesi per le strade con coltelli e bandiere della
Cina Comunista attivamente appoggiati e fomentati da esponenti dei
centri sociali. Sono lampanti le gravissime responsabilità del
governo pro-immigrazione di Prodi e della decennale amministrazione
locale Cdl –Lega. Si dimostrano ormai solamente propaganda strumentale
le parole senza fatti della Lega e del centrodestra. Il centro-destra
ha governato l’Italia fino al giugno scorso e, a Milano, la Lega ha
sempre governato negli ultimi 20 anni. La tesi in malafede che esistano
un’immigrazione buona ed una cattiva; un’immigrazione che lavora ed
un’altra che delinque(i cinesi lavorano tutti) oggi viene demolita in
modo definitivo e radicale.
Forza Nuova, sola, da sempre afferma che l’ immigrazione è un fenomeno radicalmente negativo e pertanto propone:
1)l’
immediata controllo di tutte le imprese cinesi e la chiusura di tutte
quelle che non regolarizzano i lavoratori e utilizzano metodi
paraschiavistici. 2) un’ indagine approfondita sulle infiltrazioni
mafiose e l’ accertamento dell’origine dei capitali utilizzati per
comprare gli esercizi. Chiusura delle banche cinesi per manifesta
impossibilità di controllo sulle fonti di finanziamento.
3) espulsione di tutti gli immigrati irregolari e non rinnovo dei
permessi di residenza per tutti coloro che siano arrivati in Italia
negli ultimi 5 anni.
Forza
Nuova si impegna da subito ad riprendere la sua campagna di
boicottaggio contro i prodotti cinesi “frutto di illegalità e
schiavitù” e in difesa della produzione italiana.
La segreteria nazionale MILANO, LA GUERRIGLIA A "CHINATOWN"
"
QUESTA E' L'ITALIA DI OGGI...
|
Era già tutto previsto ...
|
Era
tutto nelle previsioni. La rivolta della comunità cinese di Milano
dimostra ciò che andiamo dicendo da anni: le etnie cui è stata data
carta bianca nei nostri territori, nelle nostre città, eliminando di
fatto la sovranità del popolo italiano in quelle zone, non vogliono
rispettare le nostre leggi e i nostri regolamenti. Primi imputati il
governo Prodi e la miopia delle amministrazioni locali milanesi Cdl
–Lega. Non basta protestare a favore della sicurezza, occorre azione:
la Moratti si deve svegliare! Non bastano più le parole. Occorre da
subito controllare tutte le aziende cinesi e chiudere tutte quelle che
hanno lavoratori non in regola. Occorre che la Direzioni Investigativa
Antimafia agisca per verificare le infiltrazioni mafiose, accerti
l’origine dei capitali utilizzati per comprare gli esercizi e chiuda le
banche cinesi. Occorre che vengano immediatamente espulsi tutti gli
immigrati irregolari, contestualmente bloccando il rinnovo dei permessi
di residenza per tutti coloro che siano arrivati in Italia negli ultimi
5 anni. Queste sono le iniziative concrete che chiede Azione Sociale
per dare un segnale di reazione all’invasione cinese.
Coord. Provinciale Milano
STRAGE DI BOLOGNA, CIAVARDINI E’ INNOCENTE
Non
è per partito preso, ma per diretta, approfondita, conoscenza di tutte
le carte processuali relative alla strage del 2 agosto 1980, che
affermiamo, dire con assoluta certezza, che Luigi Ciavardini è
innocente! La sentenza soddisfa le esigenze di ricostruzione
“storica” degli ambienti organici all’ex PCI che, con a cuore i futuri
libri di storia piuttosto che la verità, ha lavorato, fin dal giorno
stesso del crimine (vedi parole di Cossiga il 2 agosto 1980), per
arrivare alla condanna di “fascisti”.
La verità è tutt’altra.
La condanna, in via definitiva, di vertici militari, masso-pidduisti e
mafiosi per depistaggio e calunnia relativi alla strage ci dà la pista
fondamentale per arrivare agli ambienti che hanno progettato e posto in
opera il misfatto. E’ assodato, infatti, che la P2 e i servizi segreti
militari hanno attivamente cospirato (insieme a soggetti stranieri e
già mesi prima della strage) per depistare le indagini addossare le
colpe a Giorgio Vale, Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore. E’ pienamente
assodato, ma le indagini non hanno voluto approfondire la questione,
che gli attori del depistaggio erano stati contattati prima della
strage ed era stato approntato, già da giugno, un esplosivo militare
identico a quello poi usato il 2 agosto a Bologna
Inoltre va ricordato che la strage di Bologna fu la prima di una serie
di stragi che sconvolsero l’ Europa nell’estate dell’80 colpendo l’
Italia, la Francia , la Germania e lambendo l’ Inghilterra. Dietro
queste stragi, si può oggi dire con tranquillità, c’era il MOSSAD
(servizi segreti israeliani) che voleva scuotere l’ Europa agitando lo
spettro del terrorismo fascista, rilanciando grandi processi mediatici
contro ex-nazisti e riattualizzare le polemiche relative al secondo
conflitto mondiale.Inoltre risulta in modo inequivocabile dalla
testimonianza del colonnello di questo servizio Victor Ostrowski, che
il Mossad e la P2 erano collegate operativamente nel 1980.
La strage di Bologna non è solo stato il più grande crimine del
dopoguerra italiano ma ha segnato in maniera indelebile il destino di
più generazioni di militanti patriottici; pertanto, noi perseguiremo la
verità su quell’orrore usque ad mortem.
La segreteria nazionale NO ALLA CITTADINANZA ITALIANA RIDOTTA A 5 ANNI - NO ALLO IUS SOLI Sabato 7 aprile Azione Sociale con Alessandra Mussolini sarà presente dalle ore 16.00 in Piazza Municipio a Valdagno contro il disegno di legge Amato che prevede l’abbassamento a 5 anni per
la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati. Tra le
novità in discussione c’è il cosiddetto principio dello ius soli ovvero
della concessione della cittadinanza sulla base del luogo di nascita,
anche se da genitori stranieri. <<
Da tempo il nostro partito si è mobilitato su tutto il territorio
provinciale per contrastare un disegno di legge che a nostro avviso
deve essere respinto con forza in quanto la sua attuazione
comporterebbe effetti devastanti per la nostra società mettendo a
rischio la nostra identità – spiega il coordinatore di Azione Sociale Alex Cioni. Dimezzare
i tempi per la concessione della cittadinanza italiana concedendola a
tutti i figli degli immigrati non favorirà di certo l’integrazione ma
bensì l’avvio della disgregazione del tessuto sociale e civile della nostra comunità, che per la verità è già in atto. Siamo
al cospetto del solito messaggio buonista volto alla solidarietà e
all’accoglienza a senso unico di una sinistra di ispirazione anti
nazionale sempre in prima linea nel sostenere i
diritti di tutti tranne quelli degli italiani. Ciò dimostra la loro
indifferenza verso gli italiani che vivono in condizioni di difficoltà,
mentre noi continuiamo a sostenere il principio morale ed etico
disconosciuto da tutti: la preferenza nazionale. Fino a quando - continua Alex Cioni - ci
sarà una famiglia italiana senza una casa, un italiano senza un lavoro,
un anziano con la pensione da fame, noi saremo dall’altra parte della
barricata. Che ci accusino pure di razzismo se ciò significa difendere
prima di tutto i nostri connazionali. Azione Sociale - conclude il coordinatore regionale del partito di Alessandra Mussolini
- chiama a raccolta gli italiani che hanno a cuore il futuro
dell’Italia, per la preparazione di una battaglia senza quartiere in
difesa dell’identità nazionale e dei nostri concittadini >>. L’addetto stampa |  |
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