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Comunicato del CPE sulla “riforma” della scuola e dell’università

30.10.2008 - Comunicato del CPE sulla “riforma” della scuola e dell’università

La posizione del Coordinamento Progetto Eurasia sulla "riforma" della scuola e dell'università. Orientamenti generali.


Il Coordinamento Progetto Eurasia, senza entrare nel merito dei singoli dettagli della “riforma” della scuola e dell’università, ribadisce alcuni princîpi di carattere generale.

Alla scuola e all'università, in tutte le loro componenti, dev’essere restituita autorevolezza, in quanto luoghi deputati allo studio e perciò alla formazione della persona umana, in sé e in quanto facente parte di una comunità.
Tutto il contrario del diplomificio-parcheggio attuale, salvo poche e lodevoli eccezioni.
Tutto il contrario delle moderne "educazione" e "pedagogia" sessantottine e cattoliche.
Quindi, no alla scuola delle "tre I" (“inglese, internet, impresa”), sì a una scuola che formi cittadini consapevoli e che avvii sia al lavoro (vero, non quello "precario") sia all'università, a prescindere dal censo, per la reale formazione di cittadini preparati e, in particolare, la creazione di una élite finalmente "giovane", sulla base del principio secondo cui l’ignoranza significa esclusione dalla partecipazione.
Soldi pubblici a scuola e università pubbliche, quindi, mentre le scuole private - che hanno il diritto di esistere - devono finanziarsi da sole.

Quanto alle manifestazioni di protesta contro il “decreto Gelmini”, il Coordinamento Progetto Eurasia invita a non “scambiare il dito per la luna”. Se questa “riforma”, al di là di singoli aspetti coi quali si può essere d’accordo o meno, sancisce un arretramento del “pubblico” rispetto al “privato” nell’ambito della scuola e dell’istruzione, è bene, prima di prendersela col ministro di turno, individuare nella mancanza di sovranità nazionale dell’Italia la radice del problema.

L’Italia, infatti, è una colonia degli Stati Uniti, i quali la occupano con oltre 100 installazioni militari e ne condizionano pesantemente la politica, l’economia e la cultura. Gli Stati Uniti fanno e disfanno i governi “italiani”, fanno e disfanno i partiti “italiani”, impongono questo o quel ministro “italiano”. Le “riforme” da essi dettate sono quelle che rafforzano loro e indeboliscono noi. Ecco perché la nostra università non deve funzionare e la nostra scuola deve andare allo sfascio! Il resto lo fanno dei nani politici che, incarnando ataviche tare degli italiani, pensano di fare l’“interesse nazionale” servendo l’America.

Il Coordinamento Progetto Eurasia approva perciò tutte quelle “proteste” di carattere propositivo che accolgano i suddetti, sintetici principi di carattere generale. Non approva invece il “ribellismo” fine a se stesso e le strumentalizzazioni di gruppi di “politicizzati”, “di destra” e “di sinistra”, che inscenando scontri fuori dalla storia svolgono il classico ruolo degli “utili idioti” ipermediatizzati da giornali e tv. Si auspica perciò che dal seno della scuola e dell’università emergano personalità che, rifiutando lo status di colonia imposto all’Italia dal 1945, elaborino idee e proposte che sanciscano una definitiva rottura con un modello di scuola e d’università estraneo alla natura, alla cultura e alla storia del popolo italiano.

http://www.cpeurasia.org/?read=14795

http://www.cpeurasia.org/

Scuola e dintorni...

Talking Cosa succede tra gli studenti italiani?

http://notizie.tiscali.it/media/contro_gelmini.jpg_871977061.jpg

I protagonisti di questa storia sono Tizio e Caio.Entrambi si conoscono da una vita,sono vicini di casa,stessa età,stesso corso di studi.La loro unica differenza sta nella fede politica:Tizio è si sinistra mentre Caio è di Destra.

Tizio:"Ciao Caio,hai sentito la notizia?"
Caio:"Quale?"
Tizio:"Tutti gli studenti italiani protestano contro la riforma Gelmini"
Caio:"Ah si,ma non c'ho capito niente.In che consiste sta riforma?"
Tizio:"Non lo so neanche io.Andiamo a chiedere spiegazioni al Rettore!"
Caio:"Si,buona idea".

Il Rettore è un uomo allegro,rispettato e amato da tutti.Non importa che sia cresciuto in un'ambiente di sinistra:nel PCI quando ancora era uno studente,poi nei DS,per finire ora nel PD.Tutti,comunque,lo ritengono una persona affidabile e super partes.

Rettore:"Entrate pure"
Tizio e Caio: "Buongiorno"
Rettore:"Buongiorno,ditemi pure,prego"
Tizio:"Abbiamo sentito la notizia delle proteste"
Caio:"Contro la riforma del governo"
Rettore:"Purtroppo è vero ragazzi.Il governo vuole privatizzare l'università!Ci taglia i fondi per i nostri corsi di laurea e presto ci affiderà a organizzazioni private"
Caio:"E' assurdo! Come si può svendere l'università così,dandola al miglior offerente?"
Rettore:"E per di più senza interpellarci!"
Tizio:"Si,bisogna che protestiamo anche noi.Raduno subito i membri della mia organizzazione di sinistra per studiare cosa fare"
Caio:"Si,anche io convincerò la mia associazione di destra a manifestare contro il governo,e se occorre pure ad occupare l'Ateneo!"
Rettore:"Si,bravi ragazzi,organizzatevi.Sappiate che io e la maggior parte dei docenti vi sosteniamo.Abbiamo fatto il '68!Sappiamo come aiutarvi"
Tizio e Caio:"Grazie del supporto che ci fornite,magnifico Rettore.Arrivederci"
Rettore:"Arrivederci"

Il giorno dopo Tizio e Caio si rincontrano,con tutti i membri delle rispettive associazioni studentesche...

Caio:"Hai visto 'Matrix' ieri sera?"
Tizio:"No,ho visto 'Porta a Porta'.Hanno detto che destra e sinistra manifestano insieme.Non ci sono più divisioni ideologiche,compagni e camerati uniti nella lotta!"
Caio:"Sei sicuro che non stavi vedendo Canale 5?"
Tizio:"No,mediaset non la guado mai"
Caio:"Vabbè"

Così,gli studenti occupano l'ateneo e si organizza la manifestazione...

Tutti:"LA GELMINI NON LA VOGLIAMO!!!"
Caio:"Si,è pure racchia!"
Tizio:"Ah,perchè è una donna?Tutti parlano di 'Riforma Gelmini',ma nessuno ha detto ancora che è una donna!"
Caio:"Si,dice che si chiama MariaStar"
Tizio:E che razza di nome è?
Sempronio:"Guardate che la riforma Gelmini non parla mica dell'Università!"
Tutti (guardando Sempronio):"Come no?"
Sempronio:"E no. E' nella legge del bilancio finanziario,la133/2008,che si parla di tagli all'Università e alla Ricerca"
Caio:"Ah già.E' pure più logica la cosa"
Tizio:"E chi l'ha fa sta finanziaria?"
Sempronio:"Beh,principalmente se ne occupa il ministro dell'Economia e delle Finanze,ma non solo..."
Tizio:"E chi è?"
Caio:"Tremonti! Cazzo,mi stava pure simpatico!"
Tizio:"Eh vabbè,non è successo niente.Vorrà dire che cambieremo i cori!"
Tutti:"NOI TREMONTI NON LO VOGLIAMO!"
Sempronio:"Comunque la finanziari è stata fatta ad Agosto ed è già legge.E se devo dirla tutta,i tagli non li ha fatti solo questo governo,ma anche quello precedente e quelli prima pure"
Tizio:"Non ci sto capendo più nulla.Lasciamo perdere i tagli dei fondi.Cantiamo contro i Baroni!"
Caio:"Chi sono i Baroni?"
Tizio:"Quelli che comandano l'Università al posto dello Stato"
Caio:"Ma non dicevano che l'Università doveva essere privatizzata da Berlusconi?Adesso questi Baroni che comanandano,da dove sono usciti?Tu li conosci?
Tizio:"Non ho mai visto un nobile in vita mia"
Sempronio:"Il nostro Barone è il magnifico Rettore!"
Caio:"Non può essere.Sta manifestando con noi!"
Tizio:"Si,contro i Baroni"
Sempronio:"Più Barone di quello non c'è nessuno.Prende uno stipendio enorme.Ha fatto carriera col partito e ora ha sistemato dentro l'Università moglie,figli e parenti"
Tizio:"Allora lasciamo perdere i Baroni.Protestiamo contro la privatizzazione"
Caio:"Ma se l'Università è del Barone,vuol dire che è già privatizzata!"
Tizio."No,scemo...Privatizzare significa dare l'Università Pubblica alle Banche e alle Assicurazioni!"
Sempronio:"Allora siamo già in mano ai privati"
Tizio:"Perchè?"
Sempronio:"Perchè praticamente paghiamo le tasse alla banca...Quando ti danno il bollettino con cui pagare le tasse,cosa vedi per prima cosa?"
Caio:"Il simbolo dell' 'UNICREDIT'"
Sempronio:"Esatto"
Tizio:"Ma allora e vero.Vabbè,lasciamo perdere anche la privatizzazione.Protestiamo contro Berlusconi,così andiamo sul sicuro!"
Caio:"Mi sta venendo un dubbio,non è che ci stanno fregando?"
Sempronio:"Finalmente l'avete capito!...Come si dice? Meglio tardi che mai!"

JAK BANK!

Un'idea: JAK Bank!

Cos'è la Jak Bank? Ecco di seguito alcune notizie tratte da alcuni siti. Questo sito si propone come "Divulgatore di notizie e Promotore italiano dell'iniziativa" per costituire anche da noi in Italia una JAK Bank! Uniamoci in questo ambizioso progetto: lo sforzo di molti sarà il successo di tutti!

Si tratta di un circuito di banche che agiscono per una economia libera dall'interesse.

Il sistema JAK si basa sul fatto che una persona in periodi diversi della propria vita può trovarsi ad essere sia risparmiatore che bisognoso di prestiti, e che se si riesce a bilanciare il flusso nel tempo tra debiti e crediti di ogni risparmiatore si può creare un sistema in cui chi oggi deposita i risparmi potrà domani ricevere un prestito.

In pratica, chi deposita i propri risparmi presso la banca JAK ha un interesse nullo sul proprio conto ma acquisisce dei punti in base alla quantità e alla durata del suo prestito.

Quando sarà lui ad avere bisogno di soldi, in base ai punti accumulati, potrà chiedere un prestito a condizioni vantaggiose.

Il costo per la gestione dei prestiti corrisponde ad un interesse che serve a pagare le spese di struttura della banca. La banca cooperativa JAK svedese conta oggi su 35.000 soci con una raccolta di risparmi vicina ai 100 milioni di Euro.

Il giornalista televisivo Giorgio Simonetti ci racconta come funziona questa rivoluzionaria implementazione dell'idea di banca etica:

"Un gruppo di 35.000 persone immagina una società libera dal concetto di interesse. Il ragionamento che hanno fatto è questo: se mettiamo dei soldi in banca, parliamo di persone con redditi medio bassi, cioè la maggior parte di noi, gli interessi che percepisco servono si e no a pagare le spese. Però se chiedo un prestito mi spennano. Allora perchè non mettere il nostro denaro insieme e farlo circolare?"

Il sito del sistema bancario svedese JAK è disponibile all'indirizzo www.jak.se, ove è possibile consultare anche le versioni in lingua inglese, francese, spagnola e tedesca.

Della banca etica JAK si occupa anche WIKIPEDIA, che - giustamente - la definisce "banca cooperativa". Riportiamo di seguito la descrizione che di questa interessante esperienza fornisce l'Enciclopedia libera:

La banca etica JAK (JAK Medlemsbank) è una banca cooperativa con sede a Skovde, Svezia. Una banca realmente posseduta dai suoi soci: ciascuno detiene 1 sola azione e ha lo stesso peso decisionale nell'annuale votazione del consiglio direttivo. JAK è un acronimo che sta per Jord Arbete Kapital, in svedese Terra Lavoro Capitale. Per Terra si intendono le risorse della natura, per Lavoro la risorsa data dal lavoro umano, per Capitale le infrastrutture create dall'uomo che permettono di potenziarne l'efficienza. Sono i 3 principi chiave dell'economia reale. Su queste 3 fondamenta si basa JAK, una banca che cerca di proporre un'alternativa concreta, in alcuni segmenti di mercato, all'economia speculativa contemporanea. Per speculazione si intende una rendita parassitaria derivante dalla matematica moltiplicazione del denaro grazie al meccanismo dell'interesse, scollegando quindi l'arricchimento dai concetti di Terra-Lavoro-Capitale. JAK propone in alternativa un modello finanziario e un servizio di risparmio e prestito libero dal concetto di interesse speculativo, raccogliendo 35.000 soci distribuiti su tutto il territorio svedese che si prestano denaro tra di loro bypassando il sistema bancario tradizionale. Attualmente i soci hanno risparmiato 97 milioni di euro dei quali 86 milioni sono dati in prestito a chi ne ha fatto richiesta (dati aggiornati al 2008). Obiettivo della banca è di non trarre profitto dal suo servizio.

Come le Banche Islamiche la banca JAK non carica o paga interessi sui suoi prestiti/rispami (considerati Usura nell'accezione primigenia del termine). Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poichè i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci. I costi amministrativi e di sviluppo sono pagati dalla quota associativa e dalla tassa sul prestito, che è pari ad un Indice Sintetico di Costo (tasso annuo effettivo di interesse che comprende tutte le spese accessorie) mediamente del 2,5% fisso. Il meccanismo del prestito è basato sul concetto dei punti di risparmio, punti che vengono accumulati nei periodi di risparmio e consumati nei periodi in cui si accede al prestito. L'idea di base che rende sostenibile l'intero sistema è che i punti di risparmio guadagnati debbano per forza eguagliare i punti di risparmio spesi. Per realizzare questo equilibrio, se all'accensione del mutuo i punti di risparmio consumati sono maggiori di quelli accumulati, bisogna obbligatoriamente continuare a risparmiare durante il periodo di ripagamento del prestito, così da continuare ad accumulare punti di risparmio. Alla fine del periodo di ripagamento del mutuo, quando i punti di risparmio presi in prestito eguaglieranno quelli guadagnati, si potrà riprelevare la somma totale dei risparmi "obbligatori" versati, che nel frattempo sono stati prestati ad altri soci.

L'associazione cooperativa Jord Arbejde Kapital è stata fondata in Danimarca durante la Grande Depressione nel 1931. L'associazione mise in circolazione una Valuta locale che è stata successivamente dichiarata fuori legge dal governo Danese nel 1933. Nel 1934 la JAK danese fondò un sistema di risparmio e prestito senza interesse e un sistema locale di commercio e scambio di beni (LETS). Sebbene entrambi i sistemi furono costretti a chiudere, il sistema di prestito e risparmio riemerse nel 1944. L'esperimento della banca JAK Danese ispirò un gruppo in Svezia che fondò un' associazione no-profit chiamata Jord Arbete Kapital - Riksf–rening f–r Ekonomisk Frig–relse (Associazione Nazionale per l'Emancipazione Economica) nel 1965, che sviluppò il sistema matematico basato sui punti di risparmio chiamato "sistema di risparmio bilanciato". L'associazione crebbe lentamente all'inizio e ricevette la licenza bancaria dall'Autorità di Vigilanza Finanziaria Svedese solo alla fine del 1997.

In accordo con la filosofia JAK, l'instabilità economica è la diretta conseguenza di un'economia basata sulla rendita da interesse. JAK opera in base alle seguenti premesse:

  • - La rendita da interesse è nemica di un'economia stabile
  • - L'interesse causa disoccupazione, inflazione e distruzione dell'ambiente
  • - L'interesse sposta matematicamente denaro dai poveri verso i ricchi
  • - L'interesse favorisce progetti che tendono a raggiungere alti profitti in poco tempo

Il fine ultimo di JAK è l'abolizione dell'interesse speculativo e la creazione di una società interest-free.

Nell'attuale sistema l'interesse è sostituito da un sistema di pagamento del servizio del prestito, con lo scopo di creare uno strumento finanziario vantaggioso per i propri soci, sostenibile per l'ambiente e al servizio delle economie locali. Il marketing di JAK è fatto principalmente dai volontari mediante il passaparola. Circa 550 soci organizzati in 28 circoscrizioni locali prestano servizio volontario per promuovere l'idea finanziaria di JAK e per trovare nuovi soci. I depositi e i prestiti sono fatti in Corone Svedesi (SEK).

Ipoteche o garanzie personali possono essere date solo se la proprietà o il garante è Svedese. Per essere socio JAK bisogna risiedere in Svezia. I risparmi dei soci sono coperti dalla garanzia di deposito del sistema bancario Svedese.http://www.jakbankitalia.it/presentazione/index.html

DA SOSTENERE!!!!

Inno nazional-rivoluzionario!

Pop Porno


Tu sei cattivo con me
perché ti svegli alle tre
per guardare quei film
un po’ porno


Tu sei cattivo con me
perché mi guardi come se
io fossi un’attrice
porno


Porno Pop Porno Pop Porno
Pop Porno Porno Porno



Tu sei cattivo con me
perché ti piace sognare
quei tipi di donna
un po’ porno


Tu sei cattivo con me
perché mi lasci da sola
e ti guardi quei film
un po’ porno


Porno Pop Porno Pop Porno
Pop Porno Porno Porno


Ma quando viene sera
tu mi parli d’amore
e guardandomi negli occhi
mi fai sentire davvero
una donna un po’ porno

 

USURAIcolpevoli della crisi!

Alle origini della grande truffa




 

Il Debito pubblico non esiste




 

Crisi...

Elementi di politica monetaria e commerciale del Terzo Reich

DI ELLEN BROWN
webofdebt

Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta [collegata all’] oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti... ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato”.</EM>
(Adolf Hitler, citato in “Hitler’s Monetary System”, www.rense.com, che cita C. C. Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949)

Quello di Guernsey non fu l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. (Vedi E. Brown, "Waking Up on a Minnesota Bridge," www.webofdebt.com/articles/infrastructure-crisis.php, del 4 agosto 2007).

Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il paese era completamente, disperatamente in rovina. Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i paesi belligeranti. Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nel paese. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’avvento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità.

Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, la depressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali.

O almeno così sembrava. Hitler e i Nazional Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo stato, che venivano chiamate “Greenbacks”. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti”. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui milioni di persone negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere le negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito né deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania, proprio come quello di Lincoln, ebbe vita breve; ma lasciò alcuni durevoli monumenti al suo successo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrade a larga estensione (1).

Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario”. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (2).

Benché Hitler sia giustamente citato con infamia nei libri di storia, egli fu piuttosto popolare presso il popolo tedesco, almeno nei primi tempi. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò temporaneamente la Germania dalle teorie economiche inglesi. Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo (3). Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e a creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C. G. Rakovsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakovsky, l’ascesa di Hitler era stata in realtà finanziata dai banchieri internazionali, attraverso il loro agente Hjalmar Schacht, allo scopo di tenere sotto controllo Stalin, che aveva usurpato il potere al loro agente Trotzky. Ma Hitler era poi diventato una minaccia anche maggiore di quella rappresentata da Stalin quando aveva compiuto l’audace passo di iniziare a stampare moneta propria. Rakovsky affermava:

“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo al lavoro per il bene dello stato... se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri stati... potete ben immaginarne le implicazioni controrivoluzionarie” (4).

L’economista Henry C. K. Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca:

“I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti” (5).

In Billions for the Bankers, Debts for the People [Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli], (1984), Sheldon Emry commenta:

“Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro né di debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri. Questa vicenda monetaria non compare oggi più neanche nei testi delle scuole pubbliche”.

UN ALTRO SGUARDO ALL’IPERINFLAZIONE DI WEIMAR

Nei testi moderni si parla della disastrosa inflazione che colpì nel 1923 la Repubblica di Weimar (nome con cui è conosciuta la repubblica che governò la Germania dal 1919 al 1933). La radicale svalutazione del marco tedesco è citata nei testi come esempio di ciò che può accadere quando ai governi viene conferito il potere incontrollato di stampare da soli la propria moneta. Questo è il motivo per cui viene citata, ma nel complesso mondo dell’economia le cose non sono come sembrano. La crisi finanziaria di Weimar ebbe inizio con gli impossibili obblighi di risarcimento imposti dal Trattato di Versailles. Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava:

“Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania... Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote”.

Questo era ciò che egli dichiarava all’inizio. Ma Zarlenga scrive che Schacht, nel suo libro del 1967 The Magic of Money, decise “di tirar fuori la verità, scrivendo in lingua tedesca alcune notevoli rivelazioni che fanno a pezzi la “saggezza comune” propagandata dalla comunità finanziaria riguardo all’iperinflazione tedesca”(6). Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta nell’economia. Come la Federal Reserve americana, la Banca del Reich agiva sì sotto la supervisione di ufficiali del governo, ma operava per fini di profitto privato. Ciò che trasformò l’inflazione della guerra in iperinflazione fu la speculazione degli investitori stranieri, che vendevano marchi a breve termine scommettendo sulla loro perdita di valore. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi. Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse (7).

Secondo Schacht, quindi, non solo non fu il governo a provocare l’iperinflazione di Weimar, ma fu proprio il governo che la tenne sotto controllo. Alla Banca del Reich furono imposti severi regolamenti governativi e vennero prese immediate misure correttive per bloccare le speculazioni straniere, eliminando le possibilità di facile accesso ai prestiti del denaro fabbricato dalle banche. Hitler poi rimise in sesto il paese con i suoi Certificati del Tesoro, stampati dal governo su modello del Greenback americano.

Schacht disapprovava l’emissione di moneta da parte del governo e fu rimosso dal suo incarico alla Banca del Reich quando si rifiutò di sostenerlo (cosa che probabilmente lo salvò al Processo di Norimberga). Ma nelle sue memorie più tarde, egli dovette riconoscere che consentire al governo di stampare la moneta di cui aveva bisogno non aveva prodotto affatto l’inflazione prevista dalla teoria economica classica. Teorizzò che essa fosse dovuta al fatto che le fattorie erano ancora inoperose e la gente senza lavoro. In questo si trovò d’accordo con John Maynard Keynes: quando le risorse per incrementare la produzione furono disponibili, aggiungere liquidità all’economia non provocò affatto l’aumento dei prezzi; provocò invece la crescita di beni e di servizi. Offerta e domanda crebbero di pari passo, lasciando i prezzi inalterati.


1 - Matt Koehl, "The Good Society?", www.rense.com (13 gennaio 2005); Stephen Zarlenga, The Lost Science of Money (Valatie, New York: American Monetary Institute, 2002), pagine 590-600.
2 - John Weitz, Hitler's Banker (Inghilterra: Warner Books, 1999).
3 - S. Zarlenga, op. cit.
4 - Henry Makow, "Hitler Did Not Want War," www.savethemales.com (21 marzo 2004).
5 - Henry C. K. Liu, "Nazism and the German Economic Miracle," Asia Times (24 maggio 2005).
6 - Stephen Zarlenga, "'s 1923 Hyperinflation: A 'Private' Affair," Barnes Review (Luglio-Agosto 1999); David Kidd, "How Money Is Created in ," http://dkd.net/davekidd/politics/money.html (2001).
7 - Stephen Zarlenga, "'s 1923 Hyperinflation", op. cit.


Versione originale:

Ellen Brown
Fonte: http://www.webofdebt.com
Link: http://www.webofdebt.com/articles/bankrupt-germany.php
09.08.2007

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2007-08
16.08.07

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA
da: www.comedonchisciotte.org
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