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Socialismo e NazioneDocumenti sul Socialismo Nazionale
Dizionario della crisi globale (di Steve Brady)Dizionario della crisi globale (di Steve Brady) http://www.cpeurasia.org/ A – Accentramento del credito nelle mani dello Stato Si tratterebbe della prima mossa da compiere, togliendo così il potere finanziario dalle mani dei banchieri privati, principali responsabili (ma non unici) della crisi globale che ha investito il pianeta (nonostante le trasmissioni di Lerner cerchino di presentarceli come dei benefattori). Curiosamente, questa A coincide anche con antiamericanismo (altro incubo del buon Lerner …), posizione politica legittima che, se adottata coerentemente, avrebbe potuto far guadagnare notevoli consensi a qualsiasi movimento di opposizione (che in Italia però non esiste). B – Berlusconi Ancora una volta un protagonista, nel bene e nel male. Prima consiglia quali azioni comprare in borsa (ENI ed ENEL sono effettivamente le uniche aziende con una discreta partecipazione statalee godono di una buona posizione sul mercato russo), poi “licenzia” il Fondo Monetario Internazionale, dichiarandone terminata l’utilità e accusandolo di avere sbagliato tutte le previsioni, infine accenna ad una posizione eurasiatista, condannando l’allargamento della NATO ad Est, lo scudo spaziale statunitense e l’indipendenza del Kosovo. Tutto, per ora, finisce in una bolla di sapone ma ancora una volta l’Italia dimostra la sua vocazione badogliana e si prepara a stare dalla parte del futuro schieramento vincente. L’ambasciata di Via Veneto è avvisata. C – Crisi finanziaria Per salvarsi le banche non prestano più denaro alle imprese, che in breve falliscono, facendo sprofondare l’economia in una recessione profonda. C, infatti, significa anche consumismo, il perno del sistema liberalcapitalista, ma quando non si hanno più soldi da spendere non si consuma più. Dopo le belle parole pronunciate contro gli speculatori, gli Stati occidentali utilizzano le loro riserve per salvare le banche, le quali, a loro volta, si guardano bene dal salvare le imprese dal fallimento ed a pagare il conto saranno i lavoratori. Fanno eccezione, per ora, Russia e Cina; la prima sta approfittando dei crolli di borsa per erodere agli oligarchi privati ulteriori posizioni e far guadagnare peso specifico all’economia statale, il che consentirà al Cremlino di aumentare pensioni e sussidi di disoccupazione, la seconda ha varato una manovra pari a 1/6 del PIL a favore di investimenti produttivi ed ecologici, perché a Pechino comanda il Partito Comunista e non il generale Clark. Si chiama, è vero, Capitalismo di Stato, ma costituisce l’antidoto immediato alla dittatura del capitale finanziario, che negli Stati Uniti approfitta della crisi per ingigantire ulteriormente il proprio monopolio. D - Dodici mesi decisivi Sono quelli che ci attendono ed i vari nodi verranno al pettine. Dalla continuazione della guerra strategica per il controllo delle risorse mondiali, che gli Stati Uniti dichiararono nel 2001 ma che in realtà iniziarono nel 1989, fino all’assordante propaganda che i vari mass media propineranno al mondo per convincerci che non esiste alternativa al sistema liberista e che quello guidato dall’Occidente rimane il migliore dei mondi possibili. Le “libertà personali” continueranno ad essere fortemente a rischio e la controinformazione su internet diverrà il primo bersaglio della “polizia del pensiero”. E – Eurasia Unica alternativa geopolitica al sistema unipolare del terrore orchestrato dagli Stati Uniti e incubo dei pensatori strategici riuniti intorno alla Casa Bianca, si basa attualmente solo sulla comprensione russa verso un’Europa imbelle e sulla determinazione cinese a diventare la prima potenza in Asia (questa storica concorrenza per il controllo del mercato dell’Oriente pone Pechino e Washington in rotta di collisione e per questo motivo gli Stati Uniti mantengono l’embargo sulle forniture militari alla Cina). Euro e Organizzazione per la Cooperazione di Shangai potrebbero rimanere quali unici punti fermi per iniziare la costruzione dell’Eurasia, la dinamica degli avvenimenti dovrebbe produrre il resto ma l’Unione Europea costituisce la più grande incognita della partita. F – Fondo Monetario Internazionale Doveva essere il grande sconfitto della crisi ma il suo legame con il Ministero del Tesoro statunitense lo rende indispensabile al rilancio delle ambizioni globali dell’imperialismo nordamericano e ha ripreso ad elargire prestiti a tutti (Islanda, Ucraina, Pakistan, solo per citare gli esempi di questi giorni). La recente riunione del G20 ha confermato come tutto debba cambiare perché nulla cambi … gli appelli lanciati da più parti per un rinnovamento del sistema finanziario mondiale sono stati vanificati dalla paura delle rappresaglie di Bush jr. (che rimarrà in carica ancora per alcuni mesi …) e il solo presidente russo Medvedev ha avuto l’ardire di indicare negli Stati Uniti i veri responsabili della crisi. F anche come Forza, i cui rapporti, ancora una volta, stabiliscono la reale gerarchia tra le nazioni del pianeta (e come sottolineato dal Cremlino dopo la guerra contro la Georgia: “La Russia non ha paura di niente … il tempo della ritirata è finito”). G – Guerra globale Come risposta alla crisi della Globalizzazione liberalcapitalista, inevitabile strada che anche l’attuale Amministrazione nordamericana si troverà costretta ad imboccare, dopo aver constatato che le sue ricette economiche volte a risolvere l’attuale dissesto non servono a nulla. Pakistan ed Iran ne costituiscono i bersagli immediati ma vista la tendenza “ideologica” dell’attuale presidenza non si escludono puntate contro Sudan, Zimbabwe e Myanmar, a suon di “bombardamenti umanitari”, “rivoluzioni colorate” ed “esportazione della democrazia” stile ONG. Russia e Cina sarebbero i veri obiettivi, ma nonostante il poderoso potenziale militare ancora a disposizione, nemmeno gli Stati Uniti osano sfidarle apertamente. H – Helsinki Nella capitale finlandese fu firmata la dichiarazione sul diritto all’autodeterminazione dei popoli, i quali si trovano ad essere sempre più ostaggi dei giochi geopolitici intrapresi dalle grandi potenze. Così come avvenne per il famoso “proletariato” di Marx, i “popoli” costituiscono l’ultima illusione su un possibile soggetto rivoluzionario contro la tirannide mondialista, dimenticando che senza il sostegno di attori internazionali intenzionati a cambiare le regole del gioco, le resistenze popolari non possono determinare nessun reale cambiamento nella distribuzione del potere complessivo, se non a brevissimo termine. Gli Stati resteranno, ancora per diverso tempo, i protagonisti delle relazioni internazionali. I – Immigrati Vittime della globalizzazione liberalcapitalista, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello della propaganda che li ha indotti a spostarsi in un altro Paese alla ricerca del “benessere”, pagheranno duramente la crisi ma hanno dimostrato di non poter costituire quel soggetto rivoluzionario capace di scardinare il sistema. Già lo si era visto con la mitica classe operaia negli anni Sessanta, gli immigrati (come gli operai allora) sognano una vita “borghese” e non certo “paradisi senza classi”. Le stesse rivolte nelle periferie parigine scaturiscono dalla comprensione di non essersi integrati nel sistema consumistico occidentale, in quanto la piena accettazione nelle “mitiche” democrazie occidentali avviene solo sulla base del censo (“Sei un ricco sceicco arabo? Ti stendo il tappeto rosso. Sei uno straccione marocchino? Torna a casa tua …”). Quello che si rischia, invece, è una guerra tra poveri, che in Paesi senza coesione sociale come l’Italia può accompagnarsi ad una sorta di guerra civile; in ogni caso, il sistema resterebbe in piedi, mantenendo intatte le proprie forze repressive. L – Liberismo e liberalismo Sono le parole d’ordine che nascondono un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento dell’uomo e della natura. Nei prossimi mesi sentiremo ribadire sempre di più questi concetti, che servono a giustificare conflitti ed aggressioni scatenati per il profitto di pochi, ma mascherati come indispensabili per difendere la libertà di molti … Non è un caso che l’ipocrisia degli attuali padroni del mondo costituisca uno degli aspetti più ripugnanti della loro egemonia e uno dei principali motivi per combatterla. Incredibile come si voglia negare il fallimento totale di un sistema antieconomico, antisociale e antiumano, pure di fronte alle evidenze di questi giorni. Sono bastati meno di 20 anni dalla caduta del regime sovietico, che aveva avuto il grande merito di impedire il dilagare della mondializzazione e l’abbassarsi degli standard sociali nello stesso Occidente, per assistere al crollo del capitalismo. “Economisti” ed “intellettuali” che ancora ne negano l’evidenza, lo fanno perché timorosi di non potersi riciclare al di fuori delle leggi del “libero mercato”, che nel mondo reale equivalgono invece all’appoggio di lobby senza scrupoli. M – Marx Aveva in parte ragione, come dimostrato dalla lettera A e dal fatto che l’unica seria risposta alla crisi consisterebbe nella socializzazione dei mezzi di produzione. Tutte le banche e le imprese che chiedono finanziamenti allo Stato dovrebbero, coerentemente, seguire questa sorte. Socializzare diritti e doveri permetterebbe anche di porre fine all’orrenda diseguaglianza classista delle società moderne, nelle quali la differenza tra un lavoratore precario ed un calciatore è molto più profonda di quella che nel Medioevo esisteva tra un sovrano ed un contadino. Per non parlare, ovviamente, di continenti come l’Africa, autosufficienti dal punto di vista alimentare fino all’arrivo delle multinazionali. In questa situazione geostrategica, il lusso di un’eventuale socializzazione è consentito solo agli Stati sovrani, ovverosia a quelli che sfuggono all’influenza/dominazione yankee. Sarebbe interessante se i movimenti che si richiamano al marxismo si ricordassero di queste lezioni ma la maggior parte dei comunisti, in Italia, è troppo impegnata a tifare per la vittoria di Luxuria sull’ “Isola dei famosi” … N – NATO Il gendarme globale, strumento militare per la realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale e mezzo di pressione su quei governi che non vogliono adeguarsi al dogma liberista ed alla globalizzazione Made in USA. Soprattutto in quelle nazioni come l’Italia, occupate da oltre 100 basi militari atlantiste, il cambiamento politico passa necessariamente attraverso una sovranità ancora tutta da conquistare. I vari agenti dello spionaggio militare e civile dell’Alleanza Atlantica, più che funzioni militari, svolgono proprio il ruolo di addomesticare e reprimere le tendenze indipendentiste che potrebbero svilupparsi nei paesi colonizzati. Insieme ad Inghilterra ed Israele, la NATO rimane il migliore amico di Washington. O – Obama Rappresenta una vera novità, da un certo punto di vista. Naturalmente tutti sappiamo che non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo senza lo spropositato appoggio ottenuto dalle lobby finanziarie (cioè dalle principali responsabili della crisi che il neo inquilino della Casa Bianca dovrebbe risolvere …). Nessun analista razionale, però, avrebbe potuto prevederne l’elezione in un Paese profondamente classista e razzista, come sono ancora oggi gli Stati Uniti d’America, se l’imperialismo di Washington non si trovasse in un momento storico drammatico. Obama è quindi il candidato scelto dall’establishment per l’Europa, “la testa di ponte essenziale dell’America per il controllo strategico dell’Eurasia”, l’uomo volto a rilanciare il ruolo dominante del colosso a stelle e strisce dopo i disastri provocati da Bush. Senza l’appoggio europeo, infatti, gli Stati Uniti non sarebbero più in grado di intervenire efficacemente nei molteplici teatri geopolitici ai quali sono interessati e le terribili scelte che la nuova Amministrazione nordamericana si trova costretta ad intraprendere per mantenere l’altissimo tenore di vita delle proprie classi dirigenti, hanno imposto un radicale cambio d’immagine. Su questo punto, le nomine della signora Clinton, di Rubin e della Albright non lasciano dubbi in proposito; un paese disperato, con un terribile potenziale militare, non ha altra via d’uscita se non quella dell’avventurismo bellico: prepariamoci al peggio. P – Protezionismo Dovrebbe essere la parola d’ordine per qualsiasi persona sana di mente, in un momento in cui la globalizzazione consente di importare solo disastri. Certo, non sarebbe la panacea di tutti i mali, però consentirebbe di far rifiatare le produzioni nazionali e ridistribuire poi la ricchezza creata. Si continua invece a prospettare un sistema basato sulle regole del libero mercato, quelle stesse norme che vengono sistematicamente violate dai propri estensori, ben consci che un “mercato libero” non è mai esistito, non esiste e mai esisterà. Il loro unico problema consiste nell’evitare l’intromissione dello Stato e il conseguente primato della politica sull’economia, che metterebbe fine alla divisione internazionale del lavoro (e allo sfruttamento della maggior parte della popolazione mondiale per mano delle multinazionali …). Q – Quarantenni Se è vero che i nostri ventenni, con le loro proteste per la riforma scolastica ed universitaria hanno dimostrato una certa vitalità, esiste tuttavia in Italia un’intera generazione di quarantenni che non hanno più nulla da perdere (e sono quindi liberi di fare qualsiasi cosa). Molti di loro, infatti, non nutrono alcuna illusione sul futuro, al contrario di quei ventenni la cui “esuberanza” è attenuata dai sogni tipici dell’età giovanile. Questi quarantenni, spesso appartenenti al sottoproletariato intellettuale (nel senso di aver conseguito titoli di studio, anche prestigiosi, che in ambito lavorativo non gli hanno però portato alcun vantaggio), sono stati i primi ad aver sperimentato la precarietà dell’esistenza postmoderna (lavorativa, affettiva, comunicativa ecc. ecc.) e ne hanno le palle piene. Incapaci di conformarsi o di fare carriera, perché non ruffiani o non interessati a partecipare alle riunioni di loggia, se a quindici anni erano curiosi, a venti idealisti e a trenta furiosi, a quaranta si sentono disperati e costituiscono probabilmente il miglior serbatoio dal quale attingere per un reale cambiamento del sistema. R – Responsabilità della crisi Dopo qualche scatto iniziale (ricordiamo un clamoroso titolo di “Repubblica”, “L’Europa accusa gli USA”), il poderoso apparato mediatico controllato dalle lobbies d’Oltreoceano ci ha fatto quasi dimenticare a chi vanno attribuite per intero i “meriti” dell’attuale situazione. L’elezione di Obama va inquadrata anch’essa in questo gioco di prestigio, nel quale eliminato Bush jr. (cioè il responsabile di tutte le disgrazie arrecate al mondo negli ultimi anni dagli Stati Uniti), la politica di Washington torna ad essere il baricentro ed il faro dell’umanità. Dimenticando che gli Stati Uniti hanno dimostrato una coerenza di fondo, in tutta la loro storia, che dura almeno da duecento anni: dal genocidio dei nativi americani agli auto-attentati per avere il pretesto di entrare in guerra, allo sganciamento di due bombe atomiche sulla popolazione giapponese, fino all’uccisione di oltre trenta milioni di civili durante la “guerra fredda” (il periodo di maggior pace dell’umanità, stando agli occidentalisti …), il tutto condito con embarghi, torture, spiate e tradimenti nei confronti sia degli “amici” che dei “nemici” ma senza essere in grado di governare il mondo nemmeno dopo il crollo dell’URSS e la miriade di conflitti scatenati negli ultimi 20 anni. Una sapiente capacità di calcolo unita ad una fredda e razionale spietatezza, elementi tipici di quanti sono abituati a vivere alle spalle degli altri, prima con il sistema imposto a Bretton Woods, poi con gli aggiustamenti in corsa operati da Nixon nel 1971. Eppure, ancora, c’è chi dubita sulla loro pericolosità e sul loro parassitismo. S – Soros L’agente dei Rotschild per la conquista dell’Europa Orientale, ritiene che l’attuale crisi finanziaria sia andata aldilà delle sue previsioni (non delle nostre però …). Negli anni scorsi, il noto speculatore nonché finanziatore delle varie “rivoluzioni colorate” e della “sinistra new global”, ci aveva lanciato vari segnali che, ovviamente, erano stati interessatamente interpretati. In questi giorni, Soros è tornato a parlare della necessità di una gestione internazionale dell’economia e di “governare” l’inevitabile processo di globalizzazione. Questo maestro del “soft power” statunitense è il principale sostenitore di quel concetto popperiano di “società aperta”, che dietro ad innocue ed accattivanti parole nasconde la volontà di liberare l’individuo da qualsiasi legame e dovere sociale, in nome di un comportamento egoistico funzionale solo all’apparato di riproduzione capitalistico. Per lui, “democrazia” significa esportazione del libero mercato e neutralizzazione di quegli Stati che ancora non si sono arresi all’ingranaggio totalizzante del Made in USA. T – Tremonti Molto simpatico con quel suo modo di fare un po’ strafottente, il Mourinho della politica si è però trovato di fronte alla scelta fatidica che il buon Shakespeare ci aveva ricordato: “Essere o non essere? Questo è il problema”. Allora, dopo tanti bei proclami: “la crisi finanziaria è colpa degli Stati Uniti”, “i banchieri che hanno sbagliato o vanno a casa o vanno in galera”, “la globalizzazione è fallita” … ha rispolverato come soluzione l’immancabile triade “Dio, patria e famiglia”, ricordandosi soprattutto di tenere quest’ultima (come dicono a Napoli). Meglio non rischiare troppo: Mattei, Moro, Craxi ed una ventina di testimoni sull’incidente di Ustica insegnano. U – Unione Sovietica Molti nell’Est Europa ora la rimpiangono, ricordandosi di quando istruzione, sanità e lavoro erano servizi gratuiti garantiti dallo Stato. Ma soprattutto, l’URSS, dovrebbero rimpiangerla i cittadini dell’Occidente, perché il Muro di Berlino impedì per decenni all’Europa di conoscere il vero volto del capitalismo, sperimentandone solo una sua variante, tutt’altro che disprezzabile, rivestita da stato sociale e protezionismo economico. I costi della tensione tra le due superpotenze furono fatti pagare agli altri, all’Africa, all’Asia, all’America Latina, continenti che dopo il crollo del comunismo, infatti, non si aspettano nulla di buono dall’Occidente. Finita la concorrenza sovietica, i Fukujama de no’antri si sono sbizzarriti nel farci “apprezzare” le meraviglie del “migliore dei mondi possibili”, se non fosse che adesso il sogno americano si è trasformato in un incubo. V – Verità Fa male, lo sai … Z – Zarathustra Così parlò: “Eccoli lì, ridono: non mi comprendono, io non sono una bocca adatta per orecchi. Sarà prima necessario spezzar loro gli orecchi, perché imparino ad udire con gli occhi?”. http://www.cpeurasia.org/ Dresda Il bombardamento incendiario di Dresda ![]() UNA TESTIMONIANZA OCULARE[1] Poiché i fatti dei raid congiunti, dell’aviazione americana e inglese, su Dresda sono noti, soprattutto grazie al romanzo Mattatoio n°5 di Kurt Vonnegut, è nata una grande controversia sul perché questi raid spaventosi furono considerati necessari. La città non aveva obbiettivi militari che valesse la pena colpire, e si sapeva che era colma di profughi civili provenienti da est. Ecco una testimonianza oculare fornita da Lothar (fotografato qui con sua sorella), che all’epoca aveva solo nove anni, e che riuscì a sopravvivere. Era Febbraio. Il 13, del 1945. Vivevo con mia madre e le mie sorelle (di 13 e 5 anni, e due gemelle di 5 mesi) a Dresda, e non vedevo l’ora di festeggiare il mio decimo compleanno il 16 Febbraio. Mio padre, che era un falegname, era partito come soldato nel 1939, e ricevemmo la sua ultima lettera nell’Agosto del 1944. Mia madre era molto triste nel vedere che le sue lettere tornavano indietro con la dicitura: “Introvabile”. Vivevamo in un appartamento di tre stanze al quarto piano in una zona popolare della nostra città. Ricordo che festeggiammo il martedì grasso (il 13 Febbraio) insieme ad altri bambini. Le operazioni belliche ad est diventavano sempre più vicine. Molti soldati andavano verso est e molti profughi andavano ad ovest passando per la nostra città o vi si fermavano, anche durante la notte del raid aereo tra il 13 e il 14 Febbraio. Verso le 21.30 venne dato l’allarme. Noi bambini conoscevamo quel suono e ci alzammo e vestimmo velocemente, per correre giù nelle nostre cantine, che usavamo come rifugio antiaereo. La mia sorella maggiore ed io portavamo le nostre due sorelline gemelle, mia madre portava una piccola valigia e le bottiglie con il latte per le nostre piccole. Alla radio ascoltammo con orrore le notizie: “Attenzione, un grande raid aereo arriverà nella nostra città!”. Non dimenticherò mai quel notiziario. Qualche minuto dopo udimmo un rumore tremendo – i bombardieri. C’erano esplosioni continue. La nostra cantina si riempì di fuoco e di fumo e venne danneggiata, la luce andò via e i feriti urlavano di terrore. Terrorizzati, lottammo per uscire dalla cantina. Mia madre e la mia sorella maggiore portavano il grande canestro in cui stavano le gemelline. Con una mano afferrai la mia sorella minore e con l’altra presi il cappotto di mia madre. Non riconoscevamo più la nostra strada. Fuoco, solo fuoco, dovunque guardassimo. Il quarto piano non esisteva più. Le rovine della nostra casa stavano bruciando. Per le strade c’erano macchine che bruciavano e carretti con rifugiati, persone, cavalli, e tutti gridavano e urlavano per la paura di morire. Vidi donne ferite, bambini, vecchi, che cercavano di farsi strada tra le fiamme e le rovine. Ci rifugiammo in un’altra cantina sovraffollata con uomini, donne e bambini feriti e sconvolti, che gridavano, piangevano e pregavano. Niente luce, tranne qualche torcia elettrica. Poi improvvisamente iniziò il secondo raid. Anche questo rifugio venne colpito, e così fuggimmo, una cantina dopo l’altra. Tanta, tantissima gente disperata arrivava dalle strade. Non è possibile descrivere la cosa! Un’esplosione dopo l’altra. Oltre ogni immaginazione, peggiore dell’incubo più spaventoso. Tantissime persone erano orribilmente bruciate e ferite. Respirare divenne sempre più difficile. Era buio, e tutti noi cercammo di lasciare la cantina con una paura inimmaginabile. Morti e moribondi venivano calpestati, le borse venivano abbandonate o strappate via dalle nostre mani dai fuggiaschi. Il canestro con le gemelline, coperto con vestiti bagnati, venne strappato via dalle mani di mia madre e fummo spinti fuori dalle persone dietro di noi. Vedemmo la strada che bruciava,, le rovine cadenti e la terribile tempesta di fuoco. Mia madre ci coprì con coperte e cappotti bagnati che aveva trovato in una tinozza. Vedemmo cose orribili: adulti bruciati ridotti alle dimensioni di bambini piccoli, pezzi di braccia e di gambe, cadaveri, intere famiglie bruciate a morte, persone in fiamme che correvano avanti e indietro, pullman bruciati pieni di gente, fuggiaschi e soldati morti, molti che chiamavano e cercavano i loro bambini e le loro famiglie, e fuoco ovunque, ovunque, e sempre il vento rovente della tempesta di fuoco che ricacciava le persone dentro le case in fiamme da cui cercavano di fuggire. Non posso dimenticare questi dettagli orribili. Non li dimenticherò mai. A mia madre ora rimaneva solo una piccola borsa con le nostre carte d’identità. Il canestro con le gemelline era scomparso e anche la mia sorella maggiore era sparita. Sebbene mia madre la cercasse immediatamente, fu inutile. Le ultime ore della notte trovammo rifugio nello scantinato di un ospedale vicino, circondati da persone che piangevano e morivano. Il giorno dopo cercammo mia sorella e le gemelline ma senza successo. La casa dove vivevamo era ridotta a una rovina in fiamme. Nella casa dove erano rimaste le gemelline non potevamo entrare. I soldati dissero che erano tutti morti bruciati e non vedemmo mai più le mie sorelline. Totalmente sfiniti, con i capelli bruciati, e seriamente ustionati e feriti dal fuoco, andammo verso il ponte di Loschwitz, dove trovammo brave persone che ci permisero di lavarci, di mangiare e di dormire. Ma solo per poco, perché improvvisamente iniziò il secondo raid (era ormai il 14 di Febbraio) e anche questa casa venne bombardata e le nostre carte d’identità rimasero bruciate. Completamente sfiniti ci precipitammo oltre il ponte (sopra il fiume Elba) insieme a molti altri senzatetto e trovammo un’altra famiglia pronta ad aiutarci, perché in qualche modo la loro casa era scampata a quest’orrore. In tutta questa tragedia avevo completamente dimenticato il mio decimo compleanno. Ma il giorno dopo mia madre mi sorprese con un pezzo di salsiccia che aveva chiesto alla Croce Rossa. Questo fu il mio regalo di compleanno. I giorni e le settimane seguenti cercammo la mia sorella maggiore, ma invano. Scrivemmo il nostro nuovo indirizzo sugli ultimi muri della nostra casa danneggiata. Alla metà di Marzo venimmo sfollati in un piccolo villaggio vicino Oschatz e il 31 Marzo ricevemmo una lettera da mia sorella. Era viva! In quella notte disastrosa ci aveva perduto e con altri bambini dispersi venne portata in un villaggio vicino. In seguito trovò il nostro indirizzo sui muri della nostra casa e all’inizio di Aprile mia madre la portò nella nostra nuova casa. Potete stare certi che le orribili esperienze di questa notte di Dresda provocarono sogni confusi, notti insonni e sconvolsero le nostre anime, la mia e quella dei miei familiari. Anni dopo pensai intensamente alla questione, alle cause e al contesto politico di quella notte. Questo divenne molto importante per tutta la mia vita e per le mie decisioni ulteriori. [1] http://www.timewitnesses.org/english/~lothar.html Pubblicato da Andrea Carancini http://andreacarancini.blogspot.com/ C'è un' altra sinistraC'è un'altra sinistraSi può essere comunisti e obiettivi, come dimostra quest'articolo. Non è obbligatorio riconoscersi nei mistificatori ![]() Premessa: credo che Curzio Maltese abbia raccontato ciò che ha visto. Credo nella sua versione dei fatti. E proprio per questo, sarebbe opportuno che si apra un'inchiesta su chi erano gli attempati studenti anche più grandi di lui che "dicevano di essere del Blocco Studentesco", visto che il più vecchio là in mezzo ha 23 anni. Premesso questo, e dopo aver ascoltato tutto e tutti, stavolta parlo io sui fatti di piazza Navona. Io so. So perchè alcuni dei ragazzi del Blocco Studentesco li conosco di persona, e so come sono fatti. Se una persona di 130 Kg va da uno di loro dicendo "ti spacco la faccia se non sparisci", non solo non scappano, ma pur sapendo di essere in inferiorità fisica, si arrotolano le maniche e dicono "avanti!". Questi sono i ragazzi del blocco. Magari sanno di prenderle, ma non si tirano indietro. Ma qualunque video o foto che li scagioni, loro saranno sempre dalla parte perdente, in questa Italia, perchè si dichiarano i fascisti del terzo millennio, e in qualità di fascisti sono sporchi brutti e cattivi, e vanno puniti. Poco conta se manifestano senza simboli o mani tese o inni, anzi urlando "siamo tutti quanti studenti". Poco conta perchè loro sono e saranno sempre neo fascisti, quindi sporchi brutti e cattivi. Anche se hanno ragione, il solo fatto di essere fascisti, vuol dire che sono bastardi e vigliacchi. Anche se aspettano con coraggio (in trenta) un gruppo armato di almeno 300 persone che gli va incontro non certo per farsi una partitina a carte. Loro aspettano l'aggressione a volto scoperto, con sguardo fiero, in posizione militare. Tutti a difendere il proprio diritto di manifestare. Ma loro non sanno che in realtà non possono manifestare. Non posso sempre per lo stesso motivo: perchè sono sporchi, brutti e cattivi. Voglio raccontare un incrocio di video, oggi. Una cosa che forse è passato casualmente sotto banco. L'ingresso nella "scena del crimine" di un'ambulanza. Non un'ambulanza che doveva soccorrere qualcuno, perchè non c'era nessuna sirena, nessuna emergenza. Un'ambulanza che era lì, casualmente, per una passeggiata a Piazza Navona, evidentemente. Bene, questa ambulanza è presente in un video. Fa allontanare i ragazzi del Blocco spingendoli in un angolo, e subito dopo, qualche attimo dopo (ma la vita è fatta di attimi, sono preziosissimi, quindi), entrano nella piazza oltre 300 persone, armate che hanno il tempo di fare la sfilata per tutta la piazza senza che nessuno li fermi. Queste persone, erano arrivate partendo da tutt'altra zona di Roma, bastoni alla mano, hanno attraversato tutta la città senza che nessuno li fermasse, sono state bloccate poco prima della piazza dalle forze dell'ordine, e a un certo punto, un uomo della sicurezza autorizza l'ingresso. Fermi gli uni (300) davanti agli altri (30), sono stati così pochissimo tempo, venti metri la distanza che li separava. Gli agenti a guardare il tutto. Mancava solo la musica di Morricone, perchè il film era una storia vecchia, già vista. Dopo le prime bottiglie volate, i ragazzi del blocco erano ancora fermi. Un giornalista su rai news 24, dice che non è importante chi inizia, la cosa che conta è che non si deve usare violenza. Quindi il messaggio è: anche se hanno iniziato i ragazzi (non studenti) dei centri sociali, voi dovevate stare lì e prenderle, oppure andarvene. Sapete perchè? Perchè siete sporchi, brutti e cattivi. Ora, tralasciamo i gossip dei vari giornali e le bufale di Beppe Grillo, che volevano attribuire a un ragazzo di venti anni il ruolo di infiltrato della polizia. Un ragazzo che da quattro anni milita dentro Casa Pound, l'isola dei pirati della destra, una bufala poi smentita da Repubblica. E tralasciamo anche dettagli come quello del ragazzo 35enne arrestato di Rifondazione, la cui difesa è che era lì perchè l'ha chiamato la polizia. Questi sono fatti di cui parleranno i giornali autorizzati. A noi interessava solo sapere come mai un'ambulanza dentro piazza Navona che non ci passa mai, neanche quando c'è un'emergenza, entra tranquilla per passeggiare durante una manifestazione. In una piazza dove fino a poco tempo prima si cantava e ballava sulle note di Rino Gaetano. Tralasciamo tutti gli altri dettagli come l'associazione forzata del Blocco Studentesco a Forza Nuova, due entità lontane anni luce tra loro, ma sempre sulla bocca dei giornalisti e dei politici che sanno la verità e mentono sapendo di mentire. Non importa, in fondo, perchè chiunque abbia voluto creare lo scontro, la colpa è di... indovinate? Proprio così, di quelli sporchi, brutti e cattivi. E quelli che beneficeranno dello scontro? Puntiamo il dito su di loro. E sicuramente non sono studenti. In una realtà come quella attuale, se sei onesto ma fascista, è peggio che essere ladro assassino ma democristiano dentro. Non c'è niente da fare, Cossiga è sempre Cossiga. la previsione/maledizione di Pasolini "Che vi vengano figli fascisti - questa la nuova maledizione - figli fascisti, che vi distruggano con le idee nate dalle vostre idee, l'odio nato dal vostro odio" Pier Paolo Pasolini Comunicato del CPE sulla “riforma” della scuola e dell’università30.10.2008 - Comunicato del CPE sulla “riforma” della scuola e dell’università La posizione del Coordinamento Progetto Eurasia sulla "riforma" della scuola e dell'università. Orientamenti generali. Il Coordinamento Progetto Eurasia, senza entrare nel merito dei singoli dettagli della “riforma” della scuola e dell’università, ribadisce alcuni princîpi di carattere generale. Alla scuola e all'università, in tutte le loro componenti, dev’essere restituita autorevolezza, in quanto luoghi deputati allo studio e perciò alla formazione della persona umana, in sé e in quanto facente parte di una comunità. Tutto il contrario del diplomificio-parcheggio attuale, salvo poche e lodevoli eccezioni. Tutto il contrario delle moderne "educazione" e "pedagogia" sessantottine e cattoliche. Quindi, no alla scuola delle "tre I" (“inglese, internet, impresa”), sì a una scuola che formi cittadini consapevoli e che avvii sia al lavoro (vero, non quello "precario") sia all'università, a prescindere dal censo, per la reale formazione di cittadini preparati e, in particolare, la creazione di una élite finalmente "giovane", sulla base del principio secondo cui l’ignoranza significa esclusione dalla partecipazione. Soldi pubblici a scuola e università pubbliche, quindi, mentre le scuole private - che hanno il diritto di esistere - devono finanziarsi da sole. Quanto alle manifestazioni di protesta contro il “decreto Gelmini”, il Coordinamento Progetto Eurasia invita a non “scambiare il dito per la luna”. Se questa “riforma”, al di là di singoli aspetti coi quali si può essere d’accordo o meno, sancisce un arretramento del “pubblico” rispetto al “privato” nell’ambito della scuola e dell’istruzione, è bene, prima di prendersela col ministro di turno, individuare nella mancanza di sovranità nazionale dell’Italia la radice del problema. L’Italia, infatti, è una colonia degli Stati Uniti, i quali la occupano con oltre 100 installazioni militari e ne condizionano pesantemente la politica, l’economia e la cultura. Gli Stati Uniti fanno e disfanno i governi “italiani”, fanno e disfanno i partiti “italiani”, impongono questo o quel ministro “italiano”. Le “riforme” da essi dettate sono quelle che rafforzano loro e indeboliscono noi. Ecco perché la nostra università non deve funzionare e la nostra scuola deve andare allo sfascio! Il resto lo fanno dei nani politici che, incarnando ataviche tare degli italiani, pensano di fare l’“interesse nazionale” servendo l’America. Il Coordinamento Progetto Eurasia approva perciò tutte quelle “proteste” di carattere propositivo che accolgano i suddetti, sintetici principi di carattere generale. Non approva invece il “ribellismo” fine a se stesso e le strumentalizzazioni di gruppi di “politicizzati”, “di destra” e “di sinistra”, che inscenando scontri fuori dalla storia svolgono il classico ruolo degli “utili idioti” ipermediatizzati da giornali e tv. Si auspica perciò che dal seno della scuola e dell’università emergano personalità che, rifiutando lo status di colonia imposto all’Italia dal 1945, elaborino idee e proposte che sanciscano una definitiva rottura con un modello di scuola e d’università estraneo alla natura, alla cultura e alla storia del popolo italiano. http://www.cpeurasia.org/?read=14795 http://www.cpeurasia.org/ Scuola e dintorni...![]() I
protagonisti di questa storia sono Tizio e Caio.Entrambi si conoscono
da una vita,sono vicini di casa,stessa età,stesso corso di studi.La
loro unica differenza sta nella fede politica:Tizio è si sinistra
mentre Caio è di Destra. Tizio:"Ciao Caio,hai sentito la notizia?" Caio:"Quale?" Tizio:"Tutti gli studenti italiani protestano contro la riforma Gelmini" Caio:"Ah si,ma non c'ho capito niente.In che consiste sta riforma?" Tizio:"Non lo so neanche io.Andiamo a chiedere spiegazioni al Rettore!" Caio:"Si,buona idea". Il Rettore è un uomo allegro,rispettato e amato da tutti.Non importa che sia cresciuto in un'ambiente di sinistra:nel PCI quando ancora era uno studente,poi nei DS,per finire ora nel PD.Tutti,comunque,lo ritengono una persona affidabile e super partes. Rettore:"Entrate pure" Tizio e Caio: "Buongiorno" Rettore:"Buongiorno,ditemi pure,prego" Tizio:"Abbiamo sentito la notizia delle proteste" Caio:"Contro la riforma del governo" Rettore:"Purtroppo è vero ragazzi.Il governo vuole privatizzare l'università!Ci taglia i fondi per i nostri corsi di laurea e presto ci affiderà a organizzazioni private" Caio:"E' assurdo! Come si può svendere l'università così,dandola al miglior offerente?" Rettore:"E per di più senza interpellarci!" Tizio:"Si,bisogna che protestiamo anche noi.Raduno subito i membri della mia organizzazione di sinistra per studiare cosa fare" Caio:"Si,anche io convincerò la mia associazione di destra a manifestare contro il governo,e se occorre pure ad occupare l'Ateneo!" Rettore:"Si,bravi ragazzi,organizzatevi.Sappiate che io e la maggior parte dei docenti vi sosteniamo.Abbiamo fatto il '68!Sappiamo come aiutarvi" Tizio e Caio:"Grazie del supporto che ci fornite,magnifico Rettore.Arrivederci" Rettore:"Arrivederci" Il giorno dopo Tizio e Caio si rincontrano,con tutti i membri delle rispettive associazioni studentesche... Caio:"Hai visto 'Matrix' ieri sera?" Tizio:"No,ho visto 'Porta a Porta'.Hanno detto che destra e sinistra manifestano insieme.Non ci sono più divisioni ideologiche,compagni e camerati uniti nella lotta!" Caio:"Sei sicuro che non stavi vedendo Canale 5?" Tizio:"No,mediaset non la guado mai" Caio:"Vabbè" Così,gli studenti occupano l'ateneo e si organizza la manifestazione... Tutti:"LA GELMINI NON LA VOGLIAMO!!!" Caio:"Si,è pure racchia!" Tizio:"Ah,perchè è una donna?Tutti parlano di 'Riforma Gelmini',ma nessuno ha detto ancora che è una donna!" Caio:"Si,dice che si chiama MariaStar" Tizio:E che razza di nome è? Sempronio:"Guardate che la riforma Gelmini non parla mica dell'Università!" Tutti (guardando Sempronio):"Come no?" Sempronio:"E no. E' nella legge del bilancio finanziario,la133/2008,che si parla di tagli all'Università e alla Ricerca" Caio:"Ah già.E' pure più logica la cosa" Tizio:"E chi l'ha fa sta finanziaria?" Sempronio:"Beh,principalmente se ne occupa il ministro dell'Economia e delle Finanze,ma non solo..." Tizio:"E chi è?" Caio:"Tremonti! Cazzo,mi stava pure simpatico!" Tizio:"Eh vabbè,non è successo niente.Vorrà dire che cambieremo i cori!" Tutti:"NOI TREMONTI NON LO VOGLIAMO!" Sempronio:"Comunque la finanziari è stata fatta ad Agosto ed è già legge.E se devo dirla tutta,i tagli non li ha fatti solo questo governo,ma anche quello precedente e quelli prima pure" Tizio:"Non ci sto capendo più nulla.Lasciamo perdere i tagli dei fondi.Cantiamo contro i Baroni!" Caio:"Chi sono i Baroni?" Tizio:"Quelli che comandano l'Università al posto dello Stato" Caio:"Ma non dicevano che l'Università doveva essere privatizzata da Berlusconi?Adesso questi Baroni che comanandano,da dove sono usciti?Tu li conosci? Tizio:"Non ho mai visto un nobile in vita mia" Sempronio:"Il nostro Barone è il magnifico Rettore!" Caio:"Non può essere.Sta manifestando con noi!" Tizio:"Si,contro i Baroni" Sempronio:"Più Barone di quello non c'è nessuno.Prende uno stipendio enorme.Ha fatto carriera col partito e ora ha sistemato dentro l'Università moglie,figli e parenti" Tizio:"Allora lasciamo perdere i Baroni.Protestiamo contro la privatizzazione" Caio:"Ma se l'Università è del Barone,vuol dire che è già privatizzata!" Tizio."No,scemo...Privatizzare significa dare l'Università Pubblica alle Banche e alle Assicurazioni!" Sempronio:"Allora siamo già in mano ai privati" Tizio:"Perchè?" Sempronio:"Perchè praticamente paghiamo le tasse alla banca...Quando ti danno il bollettino con cui pagare le tasse,cosa vedi per prima cosa?" Caio:"Il simbolo dell' 'UNICREDIT'" Sempronio:"Esatto" Tizio:"Ma allora e vero.Vabbè,lasciamo perdere anche la privatizzazione.Protestiamo contro Berlusconi,così andiamo sul sicuro!" Caio:"Mi sta venendo un dubbio,non è che ci stanno fregando?" Sempronio:"Finalmente l'avete capito!...Come si dice? Meglio tardi che mai!" JAK BANK!Un'idea: JAK Bank! Cos'è la Jak Bank? Ecco di seguito alcune notizie tratte da alcuni siti. Questo sito si propone come "Divulgatore di notizie e Promotore italiano dell'iniziativa" per costituire anche da noi in Italia una JAK Bank! Uniamoci in questo ambizioso progetto: lo sforzo di molti sarà il successo di tutti! Si tratta di un circuito di banche che agiscono per una economia libera dall'interesse. Il sistema JAK si basa sul fatto che una persona in periodi diversi della propria vita può trovarsi ad essere sia risparmiatore che bisognoso di prestiti, e che se si riesce a bilanciare il flusso nel tempo tra debiti e crediti di ogni risparmiatore si può creare un sistema in cui chi oggi deposita i risparmi potrà domani ricevere un prestito. In pratica, chi deposita i propri risparmi presso la banca JAK ha un interesse nullo sul proprio conto ma acquisisce dei punti in base alla quantità e alla durata del suo prestito. Quando sarà lui ad avere bisogno di soldi, in base ai punti accumulati, potrà chiedere un prestito a condizioni vantaggiose. Il costo per la gestione dei prestiti corrisponde ad un interesse che serve a pagare le spese di struttura della banca. La banca cooperativa JAK svedese conta oggi su 35.000 soci con una raccolta di risparmi vicina ai 100 milioni di Euro. Il giornalista televisivo Giorgio Simonetti ci racconta come funziona questa rivoluzionaria implementazione dell'idea di banca etica: "Un gruppo di 35.000 persone immagina una società libera dal concetto di interesse. Il ragionamento che hanno fatto è questo: se mettiamo dei soldi in banca, parliamo di persone con redditi medio bassi, cioè la maggior parte di noi, gli interessi che percepisco servono si e no a pagare le spese. Però se chiedo un prestito mi spennano. Allora perchè non mettere il nostro denaro insieme e farlo circolare?" Il sito del sistema bancario svedese JAK è disponibile all'indirizzo www.jak.se, ove è possibile consultare anche le versioni in lingua inglese, francese, spagnola e tedesca. Della banca etica JAK si occupa anche WIKIPEDIA, che - giustamente - la definisce "banca cooperativa". Riportiamo di seguito la descrizione che di questa interessante esperienza fornisce l'Enciclopedia libera: La banca etica JAK (JAK Medlemsbank) è
una banca cooperativa con sede a Skovde, Svezia. Una banca realmente
posseduta dai suoi soci: ciascuno detiene 1 sola azione e ha lo stesso
peso decisionale nell'annuale votazione del consiglio direttivo. JAK è
un acronimo che sta per Jord Arbete Kapital, in svedese Terra Lavoro
Capitale. Per Terra si intendono le risorse della natura, per Lavoro la
risorsa data dal lavoro umano, per Capitale le infrastrutture create
dall'uomo che permettono di potenziarne l'efficienza. Sono i 3 principi
chiave dell'economia reale. Su queste 3 fondamenta si basa JAK, una
banca che cerca di proporre un'alternativa concreta, in alcuni segmenti
di mercato, all'economia speculativa contemporanea. Per speculazione si
intende una rendita parassitaria derivante dalla matematica
moltiplicazione del denaro grazie al meccanismo dell'interesse,
scollegando quindi l'arricchimento dai concetti di
Terra-Lavoro-Capitale. JAK propone in alternativa un modello
finanziario e un servizio di risparmio e prestito libero dal concetto
di interesse speculativo, raccogliendo 35.000 soci distribuiti su tutto
il territorio svedese che si prestano denaro tra di loro bypassando il
sistema bancario tradizionale. Attualmente i soci hanno risparmiato 97
milioni di euro dei quali 86 milioni sono dati in prestito a chi ne ha
fatto richiesta (dati aggiornati al 2008). Obiettivo della banca è di
non trarre profitto dal suo servizio.
Come le Banche Islamiche la banca JAK non carica o paga interessi sui suoi prestiti/rispami (considerati Usura nell'accezione primigenia del termine). Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poichè i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci. I costi amministrativi e di sviluppo sono pagati dalla quota associativa e dalla tassa sul prestito, che è pari ad un Indice Sintetico di Costo (tasso annuo effettivo di interesse che comprende tutte le spese accessorie) mediamente del 2,5% fisso. Il meccanismo del prestito è basato sul concetto dei punti di risparmio, punti che vengono accumulati nei periodi di risparmio e consumati nei periodi in cui si accede al prestito. L'idea di base che rende sostenibile l'intero sistema è che i punti di risparmio guadagnati debbano per forza eguagliare i punti di risparmio spesi. Per realizzare questo equilibrio, se all'accensione del mutuo i punti di risparmio consumati sono maggiori di quelli accumulati, bisogna obbligatoriamente continuare a risparmiare durante il periodo di ripagamento del prestito, così da continuare ad accumulare punti di risparmio. Alla fine del periodo di ripagamento del mutuo, quando i punti di risparmio presi in prestito eguaglieranno quelli guadagnati, si potrà riprelevare la somma totale dei risparmi "obbligatori" versati, che nel frattempo sono stati prestati ad altri soci. L'associazione cooperativa Jord Arbejde Kapital è stata fondata in Danimarca durante la Grande Depressione nel 1931. L'associazione mise in circolazione una Valuta locale che è stata successivamente dichiarata fuori legge dal governo Danese nel 1933. Nel 1934 la JAK danese fondò un sistema di risparmio e prestito senza interesse e un sistema locale di commercio e scambio di beni (LETS). Sebbene entrambi i sistemi furono costretti a chiudere, il sistema di prestito e risparmio riemerse nel 1944. L'esperimento della banca JAK Danese ispirò un gruppo in Svezia che fondò un' associazione no-profit chiamata Jord Arbete Kapital - Riksf–rening f–r Ekonomisk Frig–relse (Associazione Nazionale per l'Emancipazione Economica) nel 1965, che sviluppò il sistema matematico basato sui punti di risparmio chiamato "sistema di risparmio bilanciato". L'associazione crebbe lentamente all'inizio e ricevette la licenza bancaria dall'Autorità di Vigilanza Finanziaria Svedese solo alla fine del 1997. In accordo con la filosofia JAK, l'instabilità economica è la diretta conseguenza di un'economia basata sulla rendita da interesse. JAK opera in base alle seguenti premesse:
Il fine ultimo di JAK è l'abolizione dell'interesse speculativo e la creazione di una società interest-free. Nell'attuale sistema l'interesse è sostituito da un sistema di pagamento del servizio del prestito, con lo scopo di creare uno strumento finanziario vantaggioso per i propri soci, sostenibile per l'ambiente e al servizio delle economie locali. Il marketing di JAK è fatto principalmente dai volontari mediante il passaparola. Circa 550 soci organizzati in 28 circoscrizioni locali prestano servizio volontario per promuovere l'idea finanziaria di JAK e per trovare nuovi soci. I depositi e i prestiti sono fatti in Corone Svedesi (SEK). Ipoteche o garanzie personali possono essere date solo se la proprietà o il garante è Svedese. Per essere socio JAK bisogna risiedere in Svezia. I risparmi dei soci sono coperti dalla garanzia di deposito del sistema bancario Svedese.http://www.jakbankitalia.it/presentazione/index.html DA SOSTENERE!!!! Inno nazional-rivoluzionario!Pop Porno Tu sei cattivo con me perché ti svegli alle tre per guardare quei film un po’ porno Tu sei cattivo con me perché mi guardi come se io fossi un’attrice porno Porno Pop Porno Pop Porno Pop Porno Porno Porno Tu sei cattivo con me perché ti piace sognare quei tipi di donna un po’ porno Tu sei cattivo con me perché mi lasci da sola e ti guardi quei film un po’ porno Porno Pop Porno Pop Porno Pop Porno Porno Porno Ma quando viene sera tu mi parli d’amore e guardandomi negli occhi mi fai sentire davvero una donna un po’ porno USURAIcolpevoli della crisi!Alle origini della grande truffaIl Debito pubblico non esiste
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